A L’AQUILA IMPERVERSANO LE SCOSSE MA ARRIVANO GLI UFFICI GIUDIZIARI REGIONALI
27 APRILE 2017 – Le cronache riferiscono di una serie di oltre cento scosse telluriche nel bacino dell’Aquila nell’ultimo mese.
In gran parte hanno interessato la zona di Campotosto; qualcuna, anche di intensità rilevante, ha riguardato la periferia più prossima del capoluogo.
Nessuno spiega ancora perché, in un contesto nel quale la città dell’Aquila è comunque a rischio sismico il più elevato in Abruzzo e ormai da un decennio è sottoposta a fenomeni gravissimi, gli uffici giudiziarii debbano essere accentrati proprio là. L’ufficio che dovrebbe ospitare il tribunale provinciale e la corte d’appello è stato ricostruito nello stesso luogo nel quale è rovinato quello esistente nell’aprile 2009 (e non ci furono vittime solo per l’ora nella quale il disastro avvenne): cioè sul terreno di riporto che ha fatto deflagrare quello orribile e fragile costruito negli anni Sessanta e in cemento armato. Alcuni rivestimenti del palazzo sottoposto a riparazione sono precipitati al suolo nei terremoti dell’autunno scorso. E’ normale, in una città classificata tra quelle del massimo grado sismico e per legge del 1962 ritenuta poi… meno sismica. Lasciando da parte le polemiche campanilistiche, è scandaloso come le autorità dello Stato non abbiano preso posizione su queste oggettive verità, se è vero che gli stessi uffici della Corte d’Appello avrebbero potuto essere localizzati a Pescara, dove le stanze e le aule di un intero piano del palazzo di giustizia più grande d’Italia (dopo quello di Torino) sono a disposizione; e il Tribunale di Sulmona (una volta superata l’esigenza di una dislocazione provinciale posto che queste ripartizioni non sono più attuali) poteva anche essere trasferito a Pescara, come quasi all’unisono chiedono gli operatori di giustizia (tranne quelli aggreppiati a partiti e consorterie che contrastano il naturale congiungimento di Sulmona a Pescara).





