UN ALITO DI VENTO PER CHI NON HA UN FIORE, NE’ UNA CROCE

267

A ROCCARASO UNA NUOVA GIORNATA DEI CADUTI SENZA CROCE

29 GIUGNO 2014 – Il vento che, come è scritto in una lapide che si affaccia sull’Altopiano, passa e si ferma nelle anonime,

ultime dimore terrene dei mille e mille soldati rimasti senza sepoltura in tutto il mondo per combattere le guerre dell’Italia, anche stamane ha indugiato un po’ al Sacrario dei Caduti senza Croce, in territorio di Roccaraso e nel cuore dell’Italia intera, per proseguire il suo itinerario e riportare il “messaggio d’amore” nei luoghi dove le ossa di quegli Italiani giacciono senza una sepoltura: nella steppa russa, sulle Alpi, sul Don dove fu tentato l’ultimo assalto della Cavalleria, nei prati dove sono precipitati gli aerei, negli abissi del mare dove una flotta è stata disintegrata in pochi giorni.

Si è rinnovata la celebrazione dei molti che non hanno un nome, nè un fiore. Al Sacrario sono riposte le urne con le sabbie, le rocce, la semplice terra dei prati: una sepoltura al contrario, una simbologia che cerca di temperare il dolore dell’assenza e lo sconcerto di chi non è mai riuscito a sapere neanche dove fratelli, mariti, zii e nonni si trovino. E si leggono frasi struggenti, che non scrissero quelli che morirono, ma che forse parlano per loro: “Nell’ultimo assalto spezzammo nell’ardimento il sogno e nel cantico dell’olocausto eternammo la vita”. Non è così, purtroppo; come non è vero che il vento porta un messaggio d’amore in luoghi dove ha infuriato una battaglia. Ma, almeno, vicino a quelle lapidi c’è un vaso per deporre un fiore di campo.

Oggi si compiono quaranta anni dalla visita che al Sacrario fece Giovanni Leone, primo e unico Presidente della Repubblica che volle portare il suo omaggio a questi Italiani, con la dignità di evitare ogni discorso. Non ha molto da dire uno Stato che non ha saputo dare una croce a tutti i ragazzi ai quali mandò l’ordine di presentarsi per andare a combattere. Rito dignitoso quello del 1974, mai strumentalizzato per autoincensarsi, per parlare dell’Italia in Europa, delle larghe intese o delle “missioni di pace” organizzate solo per assecondare esigenze imperialistiche, con il sangue anche degli Italiani. E soprattutto condotta dignitosa di chi, quando decise di andar via dal Quirinale, lo fece nel giro di dodici ore senza prospettare abbandoni ad ogni piè sospinto, sebbene avesse capito che chi doveva difenderlo lo stava tradendo.

(Per le immagini di un cippo di quelli che costeggiano la gradinata del Sacrario e per le parole di Tucidide sul male fatto da chi non impedisce le guerre, v. “Si è rinnovato l’omaggio ai soldati dispersi su tutti i fronti” nella sezione STORIA di questo sito)