Un assessore per la ricostruzione di Pescara

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Abu Dhabi

PROBABILE DELEGA NELLA NUOVA GIUNTA D’ALFONSO DOPO LE DIMISSIONI COLLETTIVE DI IERI

12 settembre 2015 – Si sono dimessi tutti gli assessori reginali per consentire al presidente D’Alfonso di disporre di tutte le deleghe e ridistribuirle.

Dopo questa mossa, c’è solo il suicidio collettivo per consentire a Gerosolimo di entrare in giunta. D’Alfonso, che non bada a spese quando straparla ai microfoni di TG3, ha talmente complicato la crisi di maggioranza che forse l’atto estremo sarà chiesto nelle prossime settimane. Così, veramente, si azzererà la giunta.

Certo, in quanto a rapporto tra risorse e risultato, forse non si era visto mai, dalla reintroduzione di organismi elettivi dopo il fascismo fino ad oggi, che per cooptare un consigliere in giunta si dovesse smontare tutta la giunta. Magari, come politico, andrà anche detto che D’Alfonso è una frana: invece di risolvere problemi, ne crea e, quelli che ha, li fortifica e li rende ingestibili.

Ma tant’è, oggi ci troviamo davanti a un pacchetto di assessori senza deleghe. L’occasione è d’oro per poterle distribuire in modo corretto. Per esempio, la delega per la ricostruzione potrebbe non tornare a Lolli, visto che, tra l’altro, è aquilano e quindi tanto distaccato non è sul tema della corretta attribuzione dei fondi. Si potrebbe puntare sullo stesso Gerosolimo, che rivedrebbe lo stesso confine del cratere per includerci il centro artistico e monumentale più importante d’Abruzzo, che si chiama Sulmona. Ma, se proprio non si vuole alimentare la rivalità tra le due cittadine, si potrebbe puntare anche su Marinella Sclocco, quando sarà presa da un soffio di voglia di lavorare e dimenticherà per un attimo di essere solo il frutto di una rappresentanza forzosa di genere.

Noi siamo dell’avviso che bisogna, sì, dare una delega per la ricostruzione, ma qualificarla bene: per esempio, si potrebbe delineare una ricostruzione di Pescara, farne la città più bella d’Abruzzo e più necessaria all’Abruzzo, spendendo sempre di meno di quanto si spenderà a ricostruire una città persa tra le montagne, senza una linea ferroviaria che possa chiamarsi tale, senza un aeroporto, senza un porto, senza una intersezione tra due autostrade: tutte cose che Pescara ha e da un pezzo.

Ricostruire Pescara sul modello di Abu Dabi (nella foto) costerebbe senz’altro meno di quanto costerà ricostruire L’Aquila. Ce lo confermeranno i nipoti dei nostri nipoti, quando finirà la prima fase della ricostruzione per passare a quella della demolizione della prima ricostruzione.