UNA CERTA IDEA DI STAMPA

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SCIOPERO DEI GIORNALISTI E RISPETTO DEI RUOLI NEL PRINCIPALE TEATRO DI RELAZIONI DI UNA SOCIETA’ MODERNA

28 NOVEMBRE 2025 – L’occasione del silenzio dei mezzi di informazione oggi può essere colta per un bilancio dell’attuale stato di salute della stampa in generale e di quella abruzzese in particolare.

Il dato più evidente è lo straordinario intervallo dall’ultima stipula di un contratto collettivo: dieci anni, quando in epoche pure ritenute difficili non si andava mai oltre il biennio o, per ritardi connessi al confronto tra le parti, oltre il triennio. Ed è un dato che evidenzia tutta la debolezza del fronte del giornalismo rispetto a quello degli editori. Non è una riflessione da poco, se si considera che la fragilità economica del giornalista non lo mette al riparto da influenze indebite.

In secondo luogo, va evidenziato come quasi tutti i siti internet delle testate giornalistiche abruzzesi non hanno aderito allo sciopero. Se si considera la rilevanza della informazione telematica, accresciuta in modo esponenziale in questi dieci anni (durante i quali il vecchio contratto collettivo nazionale è rimasto intoccato), si ha il quadro della ormai indiscutibile sconnessione tra la realtà e i tradizionali canali di maturazione del confronto tra le parti essenziali della “produzione” giornalistica; il che non può non avere riflessi sul peso e sulla effettiva incidenza degli operatori del giornalismo (siano essi i singoli, siano le loro organizzazioni sindacali e finanche i loro agglomerati culturali e più latamente associativi) per la formazione di una categoria consapevole e, per questo, determinata.

Da ultimo, occorre dare uno sguardo all’atteggiamento che i giornalisti hanno nell’ambito del rispetto delle norme che presiedono alla formazione del “prodotto”. La legge 416 del 1981, che istituì il finanziamento dei mezzi di informazione da parte dello Stato, conteneva anche la profonda riforma dell’istituto della rettifica. L’art. 8 della Legge del 1948 recante “Disposizioni sulla stampa” fu stravolto; e favorevolmente stravolto a vantaggio della effettiva tutela di coloro che, fatti oggetto di articoli di giornale, erano nella condizione di chiedere una precisazione. L’andazzo di molti organi di stampa di relegare tale rettifica tra le “lettere al direttore” invece che nello stesso tipo di pagina che aveva ospitato il primo articolo; di ridurre a piacimento del giornalista la rettifica; di inserirla in un giorno a discrezione (quindi anche quando la notizia fosse divenuta non più attuale); tutto questo veniva evitato, con ben precisi obblighi. Trenta righi poteva (e dovrebbe) essere estesa la rettifica, che andava (e andrebbe) pubblicata nella parte alta della stessa pagina di cronaca del primo articolo, entro e non oltre il secondo numero successivo alla richiesta rivolta al direttore.

La proliferazione delle testate e la conseguente frammentazione delle fonti informative hanno portato a ridurre sensibilmente la rilevanza della precisazione, perché in genere i soggetti interessati finiscono per trovare altri canali per fornire la loro versione. Ma questo non va a onore dei giornalisti che quelle prassi anomale (per non dire piratesche) hanno assecondato al punto da opporre resistenza alla pubblicazione della “verità a formazione partecipata” (come autorevoli giuristi hanno definito la rettifica): vale a dire non una verità assoluta, che non può essere accertata nell’ambito delle poche ore tra una edizione e la successiva, ma la versione che ne può dare un soggetto coinvolto, senza perpetrare reati per i contenuti della rettifica.

Quella legge del 1981 realizzava il “do ut des” che è alla base del normale confronto giuridico e sociale: venivano istituzionalizzati i contributi alla stampa in cambio di una condotta dei giornalisti che fosse conforme ai dettati di legge e di rispetto degli utenti (o dei malcapitati bersagli) della stampa. Ma questo scambio ha avuto attuazione? Per la parte dei finanziamenti, certamente. Ma, a giudicare da come vengono trattate le rettifiche, anche in Abruzzo, proprio no.

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