UNA DONNA DIRIGE IL “REQUIEM”, MESSA DI MOZART PER SE STESSO

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30 MARZO 2012 – Domenica alle 17,30 il “Pacifico” conterrà (speriamo bene) le note del “Requiem”, cioè l’opera K 626 di Wolfgang Amadeus Mozart. Lo eseguirà la Orchestra “Benedetto Marcello” diretta da Antonella De Angelis, con il coro polifonico di Pescara e il coro polifonico Histonium. Soprano sarà Pervin Chakar;  mezzo soprano Annunziata Vestri; tenore Luciano Ganci; basso Gianluca Lentini.

L’acustica del cinema Pacifico non è quella del teatro “Caniglia”, neppure lontanamente. Ma il Requiem di Mozart trasmette grandi sensazioni anche ascoltandolo da un mangianastri. Non è una messa da morto, ma è la messa attraverso la quale il Salisburghese si congeda da una vita che amava tanto, in un’età nella quale non è possibile morire senza rimpianti per quello che sarebbe potuto essere; per quella fama che lo andava sempre più coronando dopo decenni di amarezze e di invidiose contese di tutta una Corte imperiale. E’ la messa che egli compone sentendosi al cospetto di chi lo ha creato e che, ormai l’ha intuito, sta per riprenderselo consentendogli solo di chiedere perdono per i suoi errori. Il “Requiem” di Mozart contiene davvero le ultime note che egli ha lasciato al mondo: sono in quel delicatissimo “Lacrimosa”, un abisso di ultime speranze e disperazioni. Poi, il resto, non è di Mozart: proprio come rappresenta l’”Amadeus” di Milo Foreman, che negli anni Ottanta ha vinto sette oscar solo per essersi avvicinato al genio e al romanzo della vita di Mozart. E sembra che, sfinito e sul letto di morte, dopo una notte a dettare i più alti passaggi del “Confutatis”, Amadeus si sia preparato con questo movimento sussurrato ed abbia poi detto “Adesso ci riposiamo solo un po’”.

 Il resto fu commissionato da Costanza, moglie e compagna delle sue più grandi emozioni. Perciò, più che mai, occorre sentire il concerto dall’inizio.

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