UNA PREGHIERA AFFIDATA ALL’ACQUA CHE GIRA IL MONDO

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STORIE DI NATALE: LA POESIA DI DEL BEATO PER FONTE JAPASSERI

24 DICEMBRE 2015 – Fortunata è quella città che può raccontare le sue storie  affidandole alla poesia dell’acqua, della quale abbonda. E può immaginare che una giovane donna si rivolga ad una delle tante fontane per pregare l’acqua di fare il suo giro e scovare dove il suo amato, ormai perduto da tempo per la guerra che l’ha rapito, si trovi a passare nel mondo inesplorato, lontano migliaia di miglia, al di là dell’Europa conosciuta. Fortunato è Antonio Del Beato Corvi, che di un racconto a lieto fine ha saputo intessere lo sfondo di un fontanile dei tanti. E’ l’inizio dell’800, dunque sono passati pochi anni dalla tragica spedizione di Napoleone in Russia. Panfilo Del Beato Corvi, antenato di Antonio, ha risposto alla chiamata di Gioacchino Murat, Re di Napoli, per sferrare un attacco vittorioso agli zar, nella steppa, per arrivare a Mosca. E in effetti ci arriva, ma secondo il disegno dei russi, non secondo il suo, perché non vi trova nessuno. Il ritorno è la disfatta finale. La fidanzata di Panfilo si rivolge alla Fonte Japasseri (nella foto in alto; in basso un mascherone della stessa fontana): “Fontana bella quest’acqua per il mondo gira, / cerca, domanda a qualche nuvoletta / se l’hanno visto… dammi una speranza… / tutti sono ritornati… solo lui… / può essere che non ritrova questa strada, / può essere che non ritrova questo cuore / che ogni giorno che passa sempre più muore…” . Il testo di Del Beato è tutto in dialetto sulmonese: “Ma dimme andò sta mo?.. E’ muorte…?! .. E’ vive?”. L’acqua non risponde, ma “dalle cannelle cale e parle / a nu povere core ‘nnamurate. / Parole dolice p’acquietà dolore, / Parole belle pe’ ridà speranze”.

Ed ecco il finale ormai non più previsto : “Dalla girata un ultimo cristiano  / viene piano avanti con passo stanco… / Vestito di stracci, con la barba incolta / ad un bastone appoggiato / questo poverino zoppicando arranca. / Lo vede la ragazza… Oh Dio è caduto” (ovviamente il dialetto rende molto meglio: “Oddì è cascate!”) “ E lei corre, corre a dargli aiuto… / Bagna il cercine a l’acqua di Japasseri / si china per rinfrescarlo… ecco il viso… / Ora piange e ride… e tutto se lo bacia… / L’amore suo, il mondo … è ritornato… “Fontana bella mia, tu sei fatata”.

C’è il tema eterno dell’attesa di un ritorno: si possono trasferire questi versi nella corsa della Madonna a Pasqua, quando con pochi secondi attraversa tutta la Piazza Garibaldi: “Lu vede la ‘uajone… Oddì è cascate! / E iesse corre, corre a darjie aiute…” con la conclusione, che non è diversa per un amore materno: “L’amore se’, lu munne… è riturnate…”.

La storia è in parte vera, perché Panfilo Del Beato Corvi tornò ormai quasi inatteso, con gravi conseguenze di congelamento. Ma era vivo. L’atto di fede della “uajone” era stato espresso in tante repliche, al tramonto del sole: “Funtana bella, funtana bella me, / Fonte Japasse, tu, te le recurde / de quande ‘uajuncelle l’aspitteve / just’ a chest’ore, allore ch’ogni sere, / finite lu lavore se firmeve / pe ‘na vevute e ‘jrsen’ alla case… / e meravije no, nen se faceve / se me truveva aecche ‘umpuntunate / o nche la conche, oppure nche i panne, / che restruscieve nche sapone e ranne, /a consumarie, fin ‘ a che veneve. / Lu prime vasce…chella sera tarde / Lu core me suneve a vattilarde”.

Una “storia” come questa avrebbe potuto scoraggiare, 130 anni dopo, da un’altra disfatta sulla steppa, dal massacro di migliaia di giovani italiani? Macchè: in quanto a favole, tutto il mondo  si affretta a credere a quelle che vuole, compresa la fregnaccia delle armi di distruzione di massa, per le quali nessun presidente americano ha pagato, visti gli effetti sul quadrante geopolitico mediorientale che la stolta guerra dell’Iraq ha innestato. E siamo adesso a ricamare il diavolo che veste islamico.

Nell’ultima foto una cromolitografia della seconda metà dell’Ottocento, raffigurante una donna alla Fontana Japasseri.

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