Una proposta socialista per lo sviluppo urbanistico

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Aree policentriche abruzzesi contro i campanilismi esasperati

SULMONA, 27 novembre – Teorizza la realizzazione di un’Area Urbana Policentrica Abruzzese l’urbanista Roberto Biscardini, architetto e già senatore dei socialisti. Pone sullo stesso piano le esigenze di diffusione delle risorse sul territorio per aree omogenee e fa l’esempio di Milano e del suo interland, che ha conservato, nei comuni che gravitano sul capoluogo, delle sostanziali diversità, tanto che si può ritenere che ogni impianto, servizio, in una parola “centro” distaccato, possa servire al complesso integrato.

Calando tale esempio nella realtà abruzzese ritiene che un efficiente sistema di trasporti potrebbe consentire che la stessa popolazione (circa un milione e duecentomila abitanti) possa essere aggregata. Sempre che ogni realizzazione si progetti alla luce delle esigenze di tutto l’interland.

La proposta è partita dall’incontro-dibattito che il Partito socialista ha tenuto a Palazzo Sardi, con l’altro intervento, di carattere politico, di Ugo Intini, dirigente nazionale del partito, introdotto dal segretario regionale avv. Massimo Carugno.

Biscardini ritiene che la collocazione di Sulmona nel punto di incontro delle due principali direttrici di traffico abruzzesi ponga la città in una sostanziale ed effettiva centralità, che però deve essere garantita da un sistema ferroviario che sia moderno come non è quello attuale. E ha parlato di collocazione di una “porta di accesso” alla Majella, oppure ad altre aree di sviluppo turistico, cioè di una struttura che serva a convogliare visibilmente e concretamente quanti sono interessati alle visite.

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L’idea di costituire un’area urbana policentrica abruzzese è l’unica che possa servire a superare i campanilismi esasperati. Il problema è che non solo non si è seguita questa impostazione di urbanizzazione diffusa nel secolo scorso, ma addirittura anche dopo un evento disastroso come il terremoto dell’Aquila parlare di decentrare servizi e strutture su tutto il territorio vuol dire fare la figura dei marziani. I partiti indistintamente, per non perdere consensi, non dicono la verità: e, cioè, che non è utile ricostruire una città con servizi accentrati come era L’Aquila. E, oltre ad essere deviante sotto il profilo urbanistico, è anche eccessivamente costoso per l’intero Paese. La realtà urbanistica abruzzese è caratterizzata da poli di accentramento (l’uno naturale e spontaneo, come Pescara, l’altro artificiale, come L’Aquila). In mezzo esistono lande desolate che nessun serio programma “policentrico” ha sostenuto. Va bene parlarne, certamente, soprattutto se a trattare l’argomento è persona al di sopra dei campanili; e soprattutto se sostenere questa tesi può significare chiudere con un passato che allo sviluppo armonioso proprio non ha mai guardato.