Vaschione, certo; what else?

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touring rivistaIL TOURING METTE IN COPERTINA IL MEGLIO DI SULMONA

4 LUGLIO 2013 – Chi dubita ancora che il Vaschione esprima il meglio della città di Sulmona guardi la copertina del numero di luglio-agosto di “Touring”, la rivista del Touring Club Italiano con la collaborazione di National Geografic.

In primo piano risalta la Fontana del Vecchio, appunto, con un bambino che scruta dove vada a finire l’acqua che sgorga dalla faccia severa del mascherone. All’interno del giornale, un servizio di dieci pagine sulla città che potrebbe essere “Sulmona, il gran rifugio”, riprendendo l’anticipazione della copertura (rifugio “da Papi”). E’ ovvio il riferimento al fatto che due delle grandi rinunce, quella di Celestino V e di Benedetto XVI, hanno avuto come protagonisti gli unici due papi che hanno celebrato messa a Sulmona (v. a proposito : “Il Papa che parlò di Celestino a Sulmona segue l’esempio di Celestino” e “Santa Chiara, chiesa di un giorno” nella sezione RELIGIONI di questo sito).

Le splendide foto sono di Giovanni Cocco. Il servizio giornalistico è di Massimo Pacifico, che non ne sbaglia una, ma va molto vicino all’imprecisione quando dà per scontato che Celestino V fu in effetti il papa marchiato da Dante Alighieri come colui che fece il gran rifiuto. E’ stato scritto molto sotto il profilo letterale, per il quale mai Dante  avrebbe potuto confondere un “rifiuto” con una “rinuncia”: si rifiuta quello che non si ha ancora; si rinuncia a quello che si ha. Celestino V quando rinunciò era già papa, onde il gran rifiuto fu quello espresso dal designato a succedergli che, proprio non salendo neppure sul soglio pontificio, lasciò spazio a Bonifacio VIII. Quindi il teorema continua ad essere tutt’altro che… Pacifico. Non vorremmo stare, poi, nei panni del redattore che parla di “Marco Barbato”, senza sapere che si sta costituendo quasi un comitato per rimuovere la lapide all’inizio della strada intestata al grande umanista sulmonese del XIV secolo perchè quel “Marco” non va giù a qualcuno, che vuole si parli solo di “Barbato sulmonese”. Ma sono fisime, non c’è nulla di male attenersi allo stradario in mancanza di altre certezze.

E la conclusione del servizio si deve sottoscrivere tutta. A proposito dei numerosi film girati di recente a Sulmona, l’articolista sottolinea con un punto esclamativo che “quando una città diventa un set cinematografico non c’è (quasi) più altro da aggiungere”. Proprio nulla; magari, un tribunale…