TOMBE ANTICHE DI MILLENNI PROFANATE DALLE RUSPE DELLA SNAM A CASE PENTE E LA SOPRINTENDENZA STA A GUARDARE (MENTRE NON AVEVA FATTO COSTRUIRE IL CEMENTIFICIO)
14 OTTOBRE 2025 – Quello che la Snam sta compiendo a Case Pente è davvero uno scempio sul quale non intervengono la Soprintendenza, né tanto meno le istituzioni locali. Tombe vengono profanate (nella foto del titolo), senza neppure il rimedio di valorizzare i resti nel contesto nel quale sono state casualmente rinvenute. Intere opere murarie di età probabilmente italica o romana sono devastate dal passaggio delle tubazioni e dalle fondamenta che dovranno reggere la centrale di spinta del gasdotto (inutile dai prossimi anni Trenta per la scelta di uscire dalle fonti energetiche fossili). Tracce dell’età del bronzo, la esistenza delle quali era data come probabile già da vari studiosi, vengono annientate e mancheranno irreversibilmente anche agli studiosi dei secoli a venire. Questo è il lascito che gli amministratori di oggi consegneranno alla Sulmona che verrà e che non avrà più bisogno del gas.

La denuncia, con un articolato corredo fotografico, viene dalle associazioni che contrastano lo sfruttamento degli idrocarburi: in prima linea da Mario Pizzola, che sottolinea oggi come “quella di Case Pente fosse un’importante area archeologica era noto da molto tempo. Già tra Settecento e Ottocento vi fu rinvenuto il sarcofago di epoca romana con le spoglie di “Numisina”. Alla fine dell’Ottocento lo studioso Antonio De Nino rinvenne altri reperti, tra cui quattro dolia (grandi vasi interrati per la conservazione di cibo e bevande). Nel corso del ‘900 vennero fatte diverse altre scoperte, tra cui la scritta in pietra dei “Callitani” conservata al Museo di Sulmona.
Ma è attraverso gli scavi di archeologia preventiva per la costruzione della centrale Snam che sono venute alla luce tante e tali testimonianze che confermano la qualificazione di Case Pente come complesso strutturale unitario. In primo luogo, l’eccezionale scoperta delle tracce di oltre 40 capanne risalenti all’Età del Bronzo, ovvero a 4200 anni fa, che portano a retrodatare di almeno mille anni gli insediamenti umani nel territorio di Sulmona. Sono state rinvenute inoltre: due necropoli con più di 120 tombe, rispettivamente di epoca romana e dell’Età del Bronzo; una strada glareata romana che andava in direzione del tempio di Ocriticum a Cansano; una seconda strada parallela all’attuale via per Campo di Giove; un edificio termale; una villa romana di 15 stanze; una fornace per la produzione di tegole; un dolio e altre antiche mura”.
La Soprintendenza protesse l’area quando si trattò di costruire un cementificio, ma nulla ha fatto o sta facendo contro gli interessi dell’industria nazionale del gas.







