VIAGGIO NEL MONDO ANTICO DEL TEATRO

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DOMANI SERA VISITA GUIDATA DURANTE LA NOTTE BIANCA – LE DISAVVENTURE DI UN TRASCINATORE DEL SIPARIO NELL’EPOCA BUIA DEL “COMUNALE”

1 SETTEMBRE 2023 –  Roberto Carrozzo guiderà i visitatori del Teatro Maria Caniglia in una visita nella “Notte bianca” tra sabato e domenica. In quello che è annunciato come l’effetto di “una lente inedita che si sostanzia in un percorso nello spazio e nel tempo”, Carrozzo  dalle ore 22 svilupperà un viaggio “nello spazio e nel tempo”, alla scoperta di “un luogo che continua a regalare meraviglia e sarà impreziosito da piccole pillole artistiche e dalla testimonianza professionale di Francesco D’Alessandro, il macchinista del teatro che, grazie alla sua pluriennale esperienza e appassionato servizio, insieme allo staff della Cooperativa Minerva, rende possibile lamessinscen di ogni singolo spettacolo durante le stagioni teatrali e concertistiche”.

I posti sono limitati e l’ingresso è libero su prenotazione da effettuare esclusivamente prsso il Centro informazioni turistiche al Palazzo dell’Annunziata dalle ore 9 alle 13 e dalle 15,30 alle 19,30.

A proposito di macchinista. Non sempre, per esempio, il sipario si è aperto con un pulsante che ha azionato un motore. Sarà stato il 1972 o il 1973, quando, nel periodo più cupo del teatro (che si chiamava ancora solo “Comunale”), doveva essere trascinato  da lavoratori che venivano reperiti alla meglio, non essendo neanche dipendenti del Comune. In quegli anni le compagnie teatrali riportavano da Sulmona la fredda sensazione degli spifferi che invadevano il palcoscenico e alcune file della platea. Gli spettatori tenevano ben serrato il cappotto; del servizio guardaroba nessuna esigenza, tanto meno l’ombra degli addetti.

Il riscaldamento si accendeva solo in concomitanza dello spettacolo e, quindi, a mala pena il teatro era tiepido con l’ultimo degli applausi finali. C’era uno di questi lavoratori occasionali che dallo spettacolo del giorno si portava una raucedine, quasi bronchite. Ma al compiersi del primo atto doveva correre ad abbracciare il bel sipario rosso e trascinarlo fin al centro della scena. E dopo il quarto d’ora, al suonare del terzo campanello, cercando di non far vedere troppo il braccio dalla parte degli spettatori, lo doveva di nuovo avvolgere nella finta affettuosità e ricollocarlo dietro le quinte. E così alla fine del secondo tempo e poi del terzo. Verso mezzanotte, durante uno di questi andirivieni, tenendosi la gola, confessò a due cronisti del “Tempo” che si accingevano a intervistare l’attore protagonista: “NN’ puozz’ chiu’”. Sul viso stanco si vedevano gli effetti dei primi decimi di febbre; lo sguardo stravolto, nell’imperversare di altre gelide correnti del febbraio nevoso.

Ma a tutto questo il macchinista non poteva assistere, “per la contraddizion che nol consente”. Se le macchine avessero funzionato, lo sventurato lavoratore si sarebbe riparato, magari in un camerino. E il cronista lo avrebbe intervistato sulle sue impressioni intorno allo spettacolo…

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