45.000 euro al portavoce di Di Pangrazio

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SCONCERTANTE DELIBERA MENTRE SI CHIUDONO I PUNTI-NASCITA PER RISPARMIARE

SULMONA 17 FEBBRAIO 2015 – L’assoluta inutilità di una carica regionale è direttamente proporzionale al sacrificio finanziario che si chiede ai contribuenti.

La Regione Abruzzo taglia il centro-nascite all’ospedale di Sulmona e dal 1 marzo rende operativa la nomina di Giovanni D’Amico, ex vicepresidente del Consiglio Comunale ed ex Assessore regionale, a portavoce di Giuseppe Di Pangrazio, presidente del Consiglio regionale d’Abruzzo. D’Amico, oltretutto, ha l’aggravante di non essere stato eletto alle passate consultazioni e, quindi, la sua designazione ad una “sine-cura” ha tutto il significato di rimediare, anche sotto il profilo delle finanze del candidato bocciato, al passo falso che in democrazia dovrebbe avere solo una conseguenza: quella di andare a lavorare.

Non si riesce neppure ad immaginare quale possa essere il ruolo di “portavoce” del presidente del consiglio regionale se ogni giorno schiere di giornalisti ossequiosi porgono microfoni e taccuini al Di Pangrazio, che a sua volta fa sfoggio di una cantilena da scoraggiare anche i più infervorati ricercatori di cadenze e i filologi. Sotto questo profilo, occorre riconoscerlo, il ruolo del portavoce D’Amico non sarà dei più facili: basta immaginare quanto sia pesante portare una voce così tetra, appoggiata su una cadenza così incorreggibile.

La decisione di questo ufficio di presidenza regionale smaschera ogni falsa giustificazione che proprio in queste ore è stata prospettata in ordine alla necessità di risparmiare sui punti-nascita che non registrano almeno 500 fiocchi azzurri o rosa nell’arco dell’anno.

E’ sconcertante riscontrare come la scelta sia caduta su un marsicano: ovviamente non perché la Marsica non meriti considerazione, quanto perché la nomina sembra un modo di regolare i conti in ambito marsicano: ovviamente con i soldi di tutti i contribuenti. L’esecutivo di D’Alfonso si caratterizza per le parole vuote che il Presidente della Giunta ritiene di poter rifilare agli amministrati: per parte sua, il presidente del Consiglio regionale realizza i fatti, primo tra tutti quello di accrescere il consenso, secondo una interpretazione del sistema democratico deteriore e anche un po’ indecente.

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