11 NOVEMBRE 2021 – Mario Pizzola, per l’Associazione “Un solo pianeta”, ha inviato al sindaco Gianfranco Di Piero la seguente lettera aperta:
Sig. Sindaco,
Come lei ben sa l’Associazione nazionale dei Comuni d’Italia, unitamente alle Associazioni d’Arma,
sta portando avanti il progetto di intitolazione di una via, una piazza o un altro spazio cittadino al
Milite Ignoto. A tale riguardo, dopo le celebrazioni del 4 novembre e quelle del centenario della
traslazione del Milite Ignoto, riteniamo sia opportuno fare alcune serene riflessioni sulla tragica
realtà della prima guerra mondiale e sulle sue conseguenze.
Nei discorsi delle pubbliche autorità, pronunciati in occasione dell’evento, si è avvertita una
ridondante presenza di parole solenni come “onore”, “sacrificio”, “disciplina”, “coraggio”,
“orgoglio”, “martirio”. Il Presidente Mattarella ha affermato che “in questo giorno il pensiero va a
quanti hanno sofferto, sino all’estremo sacrificio per lasciare alle giovani generazioni un’Italia
unita, indipendente, libera, democratica”.
Ma davvero è andata così? Può la retorica delle celebrazioni occultare la verità sulla “grande
guerra”? Lo storico George F. Kennan, vincitore del premio Pulitzer, ha definito la prima guerra
mondiale “la madre di tutte le catastrofi del 20° secolo”. E il Papa dell’epoca, Benedetto XV°,
chiamò quella guerra “inutile strage” e “suicidio dell’Europa civile”. Quel Papa, che inutilmente
cercò di fermare il massacro, aveva ascendenti sulmonesi, essendo figlio di Giovanna dei marchesi
Migliorati. Le autorità, nelle loro enfatiche celebrazioni, hanno taciuto sul fatto che il nostro Paese,
nella sua maggioranza, non voleva la guerra. E senza dubbio non la volevano le masse contadine e
proletarie che, contro la loro volontà, furono mandate al macello.
Una intera generazione venne annientata sui campi di battaglia di tutta Europa. 10 milioni di
soldati morirono durante i combattimenti e, tra essi, oltre 650.000 furono i soldati italiani. Per lo
più si trattava di povera gente, come povera gente, nella stragrande maggioranza, erano i soldati
“nemici”. Chi disertava o rifiutava di combattere veniva fucilato per mano di quello Stato che li
aveva obbligati ad indossare la divisa. La colossale repressione che colpì quanti osarono dire di no
è stata documentata da Enzo Forcella e Alberto Monticone nel volume “Plotone di esecuzione”,
edito da Laterza. Su 5 milioni e 200.000 soldati ci furono 870.000 denunce ai tribunali militari. Le
condanne a morte furono 4028, quelle all’ergastolo più di 15.000. Di quella terribile esperienza ci
ha lasciato una testimonianza indelebile Emilio Lussu, con il suo libro “Un anno sull’altipiano”. Ma
la guerra non colpì solo chi fu mandato al fronte. Essa provocò innumerevoli lutti anche nella
popolazione civile. Tanti morirono per fame, malattie, eccidi e deportazioni di massa. Chi trasse
vantaggio dalla “grande guerra” fu il nascente capitalismo industriale che fece affari con la
produzione di armamenti, molti dei quali di nuova invenzione come aerei, mitragliatrici, carri
armati e i micidiali gas letali che per la prima volta venivano usati come arma da guerra.
Un “regalo” della prima guerra mondiale fu anche l’influenza spagnola che provocò oltre 50
milioni di morti. La pandemia si diffuse inizialmente nei campi di battaglia francesi nel giugno de
1918, poi l’infezione si estese nelle trincee dove milioni di soldati vivevano ammassati in condizioni
igieniche pessime oltre che malnutriti; il virus successivamente investì anche i campi medici e gli
ospedali sovraffollati. Alle fine della guerra, quando i soldati tornarono a casa, l’influenza spagnola
si propagò rapidamente in tutto il mondo.
Le morti di massa e le devastazioni lasciarono in Europa una pesantissima eredità sul piano sociale
e politico. Una eredità che contribuì alla nascita delle ideologie totalitarie, del fascismo e del
nazismo. Fame dilagante, disoccupazione alle stelle, milioni di reduci che cercavano il loro
reinserimento nella società, le onerose condizioni di pace imposte alla Germania, le rivendicazioni
dell’Italia per la cosiddetta “vittoria mutilata” : tutto questo costituì una miscela incendiaria che
portò all’affermarsi delle concezioni più estreme del militarismo e del nazionalismo e che
sfociarono nei regimi mussoliniano ed hitleriano. La seconda guerra mondiale, che scoppiò nel
1939, e il genocidio degli ebrei furono, sotto certi aspetti, la continuazione della guerra 1914 -18.
La prima guerra mondiale di “grande” ha avuto solo l’enorme quantità di lutti e sofferenze
causate in Europa. Un continente in cui popoli cristiani, che avevano raggiunto alte vette a livello
culturale e scientifico, si dilaniarono in un conflitto immane che li fece regredire moralmente di
centinaia di anni. Fu la sconfitta della ragione e il trionfo di una spaventosa disumanità.
Se si distorce la storia si rende un pessimo servizio alle giovani generazioni che certamente non
hanno bisogno di verità preconfezionate ad uso del potere costituito. Sarebbe stato opportuno
che chi riveste ruoli istituzionali avesse ricordato cosa fu davvero la prima guerra mondiale e a
quali conseguenze ci portò. Sarebbe stato opportuno ricordare che i padri costituenti vollero
inserire nella nostra Carta costituzionale il ripudio della guerra.
Se il Comune di Sulmona intende davvero onorare la memoria di quanti vennero trascinati e
persero la vita in quella enorme carneficina che fu la ”grande guerra”, dedichi sì una via, una
strada o un altro spazio della città non al Milite Ignoto ma ai Militi Ignoti di tutte le guerre,
indipendentemente dal Paese per cui hanno combattuto, a imperituro ricordo della follia del
nazionalismo, affinché ciò che è stato non abbia più a ripetersi. I monumenti ai caduti si
trasformino in monumenti alla pace. Perché l’umanità è una e se vuole sopravvivere deve
abbattere tutti i muri che l’hanno precipitata nelle lotte fratricide.
In attesa di una cortese risposta le inviamo i nostri più distinti saluti”.
Nella foto la cerimonia davanti al Monumento ai Caduti alla presenza del neo eletto sindaco Gianfranco Di Piero






