“IL TEMPO” CHE FU – DIBATTITI CON MOLTE SPERANZE SUL FUTURO DELLE FERROVIE

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12 NOVEMBRE 2021 – “Lo sviluppo delle FF.SS. come scelta sociale”. Con questo titolo si riportava il 29 novembre 1974 su “Il Tempo”, nell’inserto d’Abruzzo e nella pagina riservata a Vasto, Lanciano e Sulmona (ma era una pagina a nove colonne, con strepitosi servizi su rapine sventate e fotocronache di rapine mentre si sventavano; non i foglietti che girano adesso), il resoconto di una conferenza dell’ing. Monopoli, delle Ferrovie dello Stato. Soprattutto c’è traccia di uno dei rari interventi del sindaco Paolo Di Bartolomeo, per solito laconico e più propenso a perseguire risultati concreti.

Vengono i brividi a pensare che allora Sulmona si batteva per ottenere la elettrificazione della linea fino a Carpinone, cioè per rendere più rapido il collegamento con Napoli, che dieci anni fa è stato del tutto cancellato. “La Valle Peligna – diceva Di Bartolomeo -, oltre a rappresentare un nodo ferroviario importante, è attraversata dall’itinerario europeo che, partendo da Praga, raggiunge il Sud Italia e lungo il quale transiterà uno dei traffici più sostenuti del continente. Quindi necessariamente la costruzione e l’ammodernamento di linee ferroviarie giungono anche come scelta sociale perché, come è nello spirito dei piani poliennali delle Ferrovie dello Stato, esse servono per lo sviluppo di determinate zone. Fra le istanze che noi riteniamo più importanti è il raddoppio della Pescara-Roma almeno nei tratti più facili, come da Sulmona a Pescara e da Tivoli a Roma per adeguarla alle esigenze dei treni ad assetto variabile”.

“Il Tempo” ha sempre alimentato il dibattito sulle infrastrutture in Abruzzo e sulle linee di comunicazione; forse anche per questo negli anni successivi è rimasta vigile la coscienza degli amministratori verso i temi della salvaguardia e dello sviluppo di ferrovie e autostrade. La consapevolezza che solo strade e ferrovie riescono a sollevare la regione dall’isolamento atavico è venuta scemando nel tempo, se è mancata ogni progettualità e addirittura neanche la manutenzione delle strade esistenti è stata curata.

E’ un dato che la somma dei chilometri percorribili su strade asfaltate è inferiore a quella degli anni Settanta, perché nel frattempo sono stati chiusi molti tratti che svolgevano, appunto, il loro ruolo sociale per le zone che collegavano. Ma soprattutto, a leggere il resoconto di quella conferenza di quasi cinquanta anni fa, si percepisce meglio la differenza tra lo spirito del tempo e quello attuale. Non si pensa più ad un collegamento davvero europeo (da Praga al meridione d’Italia), sebbene si pensi ad un collegamento tra Spagna e Balcani del quale il tratto da Roma a Pescara (oppure ad Ortona, secondo alcuni) sarebbe un segmento centrale: e poi, seppure si progettano interventi strutturali sulle ferrovie abruzzesi, questi si legano ancora, di nuovo (come nell’Ottocento) a motivi campanilistici, primo tra i quali quello secondo il quale la linea deve passare per L’Aquila anche solo perché “L’Aquila è capoluogo di regione”. E in nome di tale premessa si pretende di evitare una zona nevralgica come la Marsica.

Due pagine per una rocambolesca rapina con inseguimento (e fotocronaca di Claudio Carella)

Come si faceva la cronaca per conquistare lettori

Come se non bastassero due pagine interne, anche la prima era dedicata alla grande rapina.

La pagina di Teramo privilegiava sempre cose di cuore

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