SCONCERTANTE EPILOGO DELLA ESPERIENZA ALLA GUIDA DEL COGESA – QUALCOSA NON FUNZIONA NELLE SCELTE PER LE CARICHE DEGLI ENTI SOVRACOMUNALI E VA POSTO UN FILTRO PER LA VERIFICA DELLE INVESTITURE POLITICHE
10 NOVEMBRE 2021 – Alla richiesta di archiviazione del Procuratore della Repubblica di Sulmona delle sei querele proposte da Vincenzo Margiotta contro gli autori di alcuni comunicati-stampa del PD, il direttore responsabile de “Il Germe” e il direttore responsabile de “Il Vaschione”, risponde lo stesso ex amministratore unico del “Cogesa”, con una opposizione indirizzata al giudice per le indagini preliminari che quindi ha fissato udienza il 2 dicembre prossimo. Gli argomenti, tanto quelli del Procuratore della Repubblica che quelli di Vincenzo Margiotta, saranno valutati per quello che sono dal Gip.
Ma balzano in evidenza alcuni aspetti che destano stupore: per esempio quello della puntigliosa precisazione, già nella terza pagina, della definizione dello scrivente. Laddove la richiesta di archiviazione ne parla, come sempre accade negli atti giudiziari, come “il Margiotta”, l’opponente scrive letteralmente: “rectius: il Sig. Avv. Vincenzo Margiotta”. E non è che poi scrive “il sottoscritto” o “lo scrivente”, ma solo e soltanto “il Sig. Avv. Vincenzo Margiotta”: per 56 volte nelle 45 pagine di opposizione, ovviamente presentandosi per “il sottoscritto Sig. Avv. Vincenzo Margiotta” e firmandosi “Sig. Avv. Vincenzo Margiotta”.
E quando il Procuratore, per evidenziare che certe nozioni o principi dovevano essere conosciuti da Margiotta, scrive “egli, avvocato”, l’ex amministratore unico del Cogesa corregge: “rectius: Avvocato”, ove rectius, lo scriviamo sempre per Fabbricacultura, vuol dire in latino “più correttamente”. Nelle prime pagine Vincenzo Margiotta scrive del “sacrosanto diritto della persona-offesa a preservare il proprio onore, la propria reputazione e la propria reputazione”. Va bene che è anche suo diritto ribadire che tiene alla sua reputazione, e lo ripete, ma c’è differenza tra la propria reputazione e la propria reputazione? Indubbiamente, repetita iuvant (e i lettori del Vaschione sanno già per chi traduciamo “le cose ripetute aiutano (a comprendere)”), e chi ci legge penserà che sottilizziamo troppo, per una ripetizione. E non è così, perché questa locuzione viene ripetuta una decina di volte, sempre con la reputazione rafforzata e ripetuta. Poi che c’entra il trattino tra persona e offesa? Esiste una persona che compone un binomio con l’offesa, come il caffè-latte? No, esiste una figura che viene chiamata persona offesa dal reato, come esiste la parte civile. Ma questo non sarebbe niente, ovviamente, rientrando in questioni di terminologia.
Il Margiotta fa ben di più e osserva che “Ha omesso il Procuratore della Repubblica di Sulmona di valutare nella richiesta di archiviazione quantomeno un bilanciamento del diritto di difesa degli indagati (sostenuti alla stregua di un difensore)” e qua sembra proprio che vada oltre il lecito perché attribuisce al PM il ruolo di difensore e non di accusatore; tra l’altro senza niente aggiungere, così facendo, agli argomenti che dovrebbero convincere il Gip a non archiviare. E più avanti giunge anche ad irridere il rappresentante dell’accusa: “Non aiuta gl’indagati purtroppo per il Procuratore della Repubblica di Sulmona, il riferimento alla delibera 230 del 17 ottobre 2020 (…)”.
Orbene, se questa vicenda fosse l’epilogo di una qualsiasi esperienza dirigenziale in una qualsiasi società privata, poco interesserebbe alla collettività. Ma chi scrive così è un amministratore unico che è stato al vertice di una società partecipata, esercente un servizio essenziale. Di questa società oggi si parla come di un centro di produzione di deficit colossale; la risorsa principale di quella società consisteva nella garanzia per l’assorbimento dei rifiuti dei Comuni del circondario per almeno venti anni ancora e pare che tra qualche anno giungerà a saturazione la discarica; sono stati convogliati nell’impianto del Cogesa i rifiuti indifferenziati di L’Aquila e circondario, che hanno aggravato la situazione.
E, dinanzi ai dubbi che la stampa ha riportato circa tale gestione catastrofica, l’ex amministratore unico spara querele, si duole che queste siano riunite in una unica richiesta di archiviazione e reagisce nel modo che abbiamo descritto con una opposizione di tale arroganza e supponenza. Qualcosa certamente non ha funzionato nella attribuzione dei compiti negli enti sovracomunali e certamente Sulmona ha attraversato uno dei periodi più bui. Nella raffica di querele di Margiotta non vediamo aspetti molto diversi dall’annuncio di una raffica di querele che il politico di riferimento di Margiotta, Andrea Gerosolimo, ha fatto all’indomani dell’inglorioso ritiro dalla campagna elettorale. Questa forma mentis sembra portare ad autentiche scorribande negli uffici delle Procure con l’aggiunta di irridenti reazioni in caso di esito negativo delle istanze di punizione. E anche questa anomalia costituisce argomento di interesse pubblico, se il confronto democratico passa per le critiche che gli enti pubblici debbono sapere fronteggiare. Occorre rivedere i criteri di scelta di persone che vanno a ricoprire cariche di rilievo pubblico, perché se a fare l’amministratore unico del Cogesa va persona che all’improvviso spara querele inconsistenti e irride il pubblico ministero che chiede l’archiviazione, il sistema in sé è sotto stress. Occorrerebbe un filtro in base al quale, se le scelte sono di natura politica (non crediamo si sia guardato alla managerialità per il caso Margiotta), almeno un esame di gradimento da parte degli elettori deve esserci: aver passato una elezione a consigliere comunale, a consigliere di circoscrizione, insomma ad una carica che ricolleghi un consenso pubblico ad una persona e configuri almeno larvatamente un rapporto di fiducia che responsabilizzi sotto il profilo politico.






