GLI SCOPI DELLA BATTAGLIA GIUDIZIARIA E L’ADESIONE DI TANTI
16 LUGLIO 2015 – Ringrazio i tanti che mi hanno fermato per strada per incoraggiarmi a proseguire nell’azione giudiziaria che ho proposto sulla sconcertante strumentalizzazione della statua e dell’immagine di Ovidio a fini promozionali. Ringrazio soprattutto un collega avvocato che, per buon peso in questa accorata adesione, ha annunciato quello che in termini tecnici si chiama “intervento in causa ad adiuvandum”, cioè per sostenere la richiesta di una parte contro un’altra. Non sono iscritto a “Facebook”, ma mi viene riferito che le opinioni favorevoli alla stroncatura di una iniziativa sconcertante come quella del “Consorzio produttori dell’aglio rosso di Sulmona” sono in rapporto di cento a uno. Per la precisione, a scrivere “Mi piace” sotto un aggressivo e insultante commento è soltanto una persona, che dovrebbe pur farsi qualche domanda sulla propria capacità di rappresentare l’associazione della quale è presidente e sulla capacità di cogliere lo spirito della città e dei Sulmonesi che dovrebbe essere compito precipuo di chi vuole fare cultura; certamente compito da privilegiare rispetto a quello di una compiaciuta adesione all’insulto.
Ai molti che mi hanno detto che era giunta l’ora di suscitare un problema e un dibattito, dico semplicemente che non è mio intento di suscitare dibattiti. Ce ne sono già troppi in questa nostra Sulmona. Il mio intento è solo ottenere una ordinanza del tribunale che impedisca a Publio Ovidio Nasone di girare il mondo con una corona di aglio in testa. Comincia e finisce qui la battaglia mia e del “Vaschione”. Non è battaglia da poco, perché affermare l’ovvio in tribunale è talvolta più difficile che far riconoscere l’arzigogolo. Mi conforta la riflessione che chi ha scoperto Ovidio solo per un cammino individuale come a me è capitato quando mi sono imbattuto nelle “Metamorfosi” (il Nostro non si studia al Liceo che porta il suo nome) deve prodigarsi, costi quel che costi, per impedire che di lui si parli, invece che per celebrare l’ascesa di Fetonte sul carro del Sole, dell’ascesa delle vendite dell’aglio rosso; che sia piegato il suo mito a scopi bottegai.
Avrebbe dovuto farlo Giuseppe Ranalli, sindaco di Sulmona; ma, se il Tribunale dirà che possono farlo tutti i Sulmonesi per un loro monumento e per un loro mito, penso che sarà un successo di tutti e Ovidio starà più vicino ad ogni Sulmonese, in ogni casa, per chi vorrà sentirsi legato a lui e alla sua fantasmagorica vena poetica. Vivrà, forse, un po’ meno la sua relegazione e di lui, come egli preconizzò, sarà morto solo il corpo.
Vincenzo Colaiacovo






