Ma D’Alfonso e Paolucci restano testardi

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DAlfonso e Paolucci volantino al Comune

10 APRILE 2015 – Dopo la sonora sconfitta nel voto assembleare di ieri, la maggioranza (se ne esiste una, visti i risultati del consiglio regionale) ha sottoscritto un documento nel quale disattende le due risoluzioni  adottate dal Consiglio

e ribadisce “la necessità di andare avanti con il processo di riforma della sanità con l’obiettivo di uscire definitivamente dal Commissariamento e ristabilire il diritto dell’Abruzzo alla propria programmazione sanitaria.” L’assessore alla sanità, Paolucci, in una intervista, augurandosi che i consiglieri del Pd e di “Abruzzo civico”  non votino per il futuro dissociandosi dalla maggioranza, ha affermato che “per la sicurezza dei nascituri” la giunta proseguirà nel “taglio” dei punti nascita.

Queste affermazioni derivano forse dal fatto che uno come Paolucci può ritrovarsi a fare l’assessore regionale senza capire o senza conoscere un’acca di diritto costituzionale. Senza arrivare ai tomi di Crisafulli sulle “fonti”, basterebbe che leggesse un qualsiasi compendio per scoprire che, se un consiglio regionale adotta una risoluzione con una certa maggioranza, con la stessa maggioranza può deliberare una legge regionale, che va ben al di là dei capricci dell’assessore o del presidente della giunta.

Se l’Abruzzo, tramite il suo consiglio regionale, decide che la sanità deve avere un certo assetto, può travasare questa sua volontà in una legge. E ha la maggioranza per farlo. Se, poi, Paolucci si aspetta che, con i metodi persuasivi che in genere hanno i partiti sui propri consiglieri, i quattro che hanno liberamente votato possano essere ricondotti ad un ovile nel quale egli si trova evidentemente a suo agio, c’è soltanto da chiedergli chi del Pd potrebbe dare un ordine del genere. E’ delle ultime ore la dichiarazione della sen. Pezzopane affinchè il decreto di chiusura dei punti-nascite venga revocato.

I comunisti non mangiano più i bambini, quindi hanno perso pure interesse a sopprimere reparti di ostetricia e ginecologia. Insomma, questo Paolucci rischia di trovarsi da solo, a rimeditare su quanto gli sia stato inutile il percorso grigio di burocrate di partito ignorato dagli elettori e costretto a fare da lacchè ad ogni leader, con la seria prospettiva di ricevere in regalo un pezzo di specchio nel quale potersi guardare, come diceva Lucio Dalla. 

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