D’ALFONSO E CIALENTE S’IMPICCIANO DEL PROCURATORE DELLA CORTE DEI CONTI

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28 NOVEMBRE 2014 – Perché il presidente della giunta regionale, Luciano D’Alfonso, e il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, oggi al ristorante “Le antiche mura”, a L’Aquila, pranzavano parlando di un “magistrato della Corte dei Conti  che verrà a fare il procuratore capo?” Non fanno parte del “partito delle regole”? E, quindi, che cosa può cambiare, per loro, se alla procura della Corte dei Conti a L’Aquila ci starà Pinco o Pallino?

Non bisogna pensare a male: forse se lo stavano contendendo per farlo entrare nella giunta, regionale o comunale (il vice-sindaco a L’Aquila è un magistrato in pensione), anche se non hanno fatto i conti con l’oste, in questo caso con il magistrato che ancora non va in pensione. Dopo tutto, i magistrati sono molto richiesti nella collaborazione con i politici, che cercano di interpretare meglio le leggi (per gli amici) e di applicarle (per i nemici), vanno allo spirito della legge, talvolta si spingono anche all’acquavite della legge, qualche  politico va all’essenza della legge, talaltro si rammarica dell’assenza della legge, difficilmente si ferma all’alcool-test della legge.

Tutte queste scempiaggini le abbiamo scritte perché sinceramente non riusciamo a capire il motivo che ha portato Cialente e D’Alfonso, a tu per tu, invece che a gustare le squisitezze delle Antiche Mura, a parlare del nuovo procuratore della repubblica presso la Corte di Conti in Abruzzo. “Qui gatta ci cova” abbiamo pensato; ma non l’abbiamo trovata, né dentro, né fuori del ristorante. 

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