E SE I PRESIDENTI DEI PARCHI ANDASSERO IN LETARGO?

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MELILLA CHIEDE IL RINNOVO DEI CONSIGLI MA UN DIVERSO ESPERIMENTO NON E’ DA SCARTARE

8 NOVEMBRE 2014 – Il deputato di “Sinistra Ecologia e Libertà”, Gianni Melilla, ha rivolto una interrogazione al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, perché tutti i tre parchi nazionali in Abruzzo (“Gran Sasso”, Majella” e “d’Abruzzo, Lazio e Molise”) non hanno ancora i consigli direttivi “organi essenziali per garantire una governance collegiale e democratica”. Chiede, quindi, “di nominare con urgenza i rappresentanti del Ministero in seno a tutti i consigli direttivi”.

Se i metodi e i criteri per nominare i consiglieri sono quelli che hanno portato alla nomina dei presidenti, non si capisce quale gestione democratica dovrebbe scaturirne.

Queste amministrazioni sono fallimentari, tanto che nessuno ha fatto niente per preservare l’orso marsicano dall’eccidio cui è sottoposto; e, nonostante non abbiano fatto niente, i presidenti stanno al loro posto. Non parliamo, poi, della dinamica che spinge alle nomine di questi come di altri organismi, alcuni dei quali, purtroppo, operano nel cruciale settore della tutela delle risorse naturali (acqua) e della stessa ecologia dell’Abruzzo (i Parchi, appunto). Piuttosto che seguitare a dilapidare beni e denaro pubblici, sarebbe opportuno che, riprendendo dall’esempio dell’orso, i presidenti andassero in letargo: respireremmo almeno quattro o cinque mesi all’anno, i lupi avrebbero una tregua dagli esperimenti che vengono spacciati come di ultimo grido e risalgono, invece, a venti anni prima della caduta del muro di Berlino, i cacciatori si impallinerebbero a vicenda con qualche sollievo per lepri, coturnici e chissà quante altre specie; e soprattutto finirebbero le conferenze-stampa che inquinano più della discarica all’arsenico di Bussi.

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