I GRANDI DEL GIORNALISMO PER IL LIBRO DI CHIOCCI

719

FESTA SULLA CASSIA ALLA PRESENTAZIONE DI “C’ERA UNA VOLTA L’INVIATO SPECIALE”

12 GIUGNO 2014 – Il Presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, Enzo Iacopino, i direttori del Messaggero e del Tempo, Cusenza e Chiocci (Gian Marco) parleranno oggi con Pietrangelo Buttafuoco e Bruno Tucci, del… libro di una vita, il “C’era una volta l’inviato speciale”, ancora profumato di inchiostro di tipografia, scritto nei mesi scorsi da Francobaldo Chiocci e da lui accarezzato e allevato dagli anni Cinquanta. L’evento si tiene a Roma sulla Via Cassia, presso l’associazione “M.Arte”.

Si dovrebbe chiamare l’”ultima fatica”, ed invece è l’ultima gioia di Francobaldo Chiocci, che quando sfiora i tasti del computer prova la stessa estasi di un direttore d’orchestra, perchè le sue descrizioni si articolano al tempo che impiegano le sinapsi del lettore a percepire fatti e retroscena. E’ una armonia invincibile la prosa di quello che è stato uno dei più bravi inviati speciali de “Il Tempo”; sicuramente quello che ha, insieme ad altri tre o quattro, portato il vessillo del quotidiano che oggi festeggia settanta anni (“caposcuola del giornalismo di destra” lo definì “L’Espresso” negli anni Ottanta). Chiocci, che aveva come musa ispiratrice l’Enrico Mattei giunto a Piazza Colonna dalla direzione della “Nazione” nel 1970 perchè chiamato da Renato Angiolillo, folgorante come lui anche nella terza età, non si è mai tirato indietro quando un progetto editoriale gli trasmetteva la passione che la carta stampata suscita a chi è cresciuto sulle colonne dei quotidiani: ed ha partecipato anche al progetto de “Il Vaschione”, presente con puntualità svizzera ogni mese all’impostazione delle pagine e dei titoli, dopo essere partito da Roma per pernottare a Sulmona per amicizia anche verso la città, le persone che vi ha conosciuto. E ne parla nel suo “C’era una volta l’inviato speciale”, per raccontare di questa testata come quella piccola grande cosa che l’ha affascinato quando tutto il sistema dei giornali di provincia si accartocciava: quel sistema che gli ha dato l’ossigeno nella sua Gubbio e poi nella Perugia che gli fa apprezzare le voci e le personalità del giornalismo senza etichette.

Mai “Il Vaschione” avrebbe potuto ambire a far parte dei sessanta anni di racconto di un inviato speciale che è stato ai confini del mondo e quasi dentro il Conclave, accanto a Padre Pio e vicino ai luridi estremisti comunisti che sputavano nel 1969  a Milano sulla bara dell’agente Annarumma, a tenere ai funerali di Bobby Sands, morto a 27 anni in Irlanda del Nord per lo sciopero della fame, la mano della sorella chiusa in un mutismo disperato e a disvelare negli anni Sessanta in India la bufala della raccolta per i fondi della “fame” degli indiani. E poi in Irak, in Iran, sotto il traliccio di Segrate e in Sud America (dove fu mandato perchè non ritirasse un premio conferitogli dai giovani di Destra). Non sarà stata quella di Francobaldo Chiocci una “fatica” e sicuramente non sarà neppure l’”ultima”.

Di Francobaldo Chiocci su questo sito: “I ricordi di un giornalista al seguito” nella sezione RELIGIONI e “Gli umbri invidiavano la rivolta di Sulmona” nella sezione ACCADDE IERI.

Please follow and like us: