I RICORDI DI UN GIORNALISTA AL SEGUITO

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Il Papa come compagno di viaggio

Siamo a colloquio con Francobaldo Chiocci sui suoi ricordi (alcuni con episodi inediti) di inviato speciale del “Tempo” di Angiolillo e Letta, quando in Italia e all’estero seguiva i più importanti viaggi papali dei predecessori di Benedetto XVI, a cominciare dal primo di Paolo VI in Palestina.

Quale fu il più emozionante?

FRANCOBALDO-CHIOCCI<Forse il primo e non solo perché inaugurava una lunga serie di pontificati itineranti, talvolta anche tempestosi. Come quando nelle Filippine papa Montini fu aggredito da un pittore spiantato travestito da prete con un pugnale a forma di crocefisso. Gerusalemme, allora, era divisa in due, metà giordana e metà israeliana. Con antica voglia di prodigi in terra di miracoli, i feroci guerrieri della Legione Araba abbandonavano gli schioppi per toccare adoranti il papa mentre, tra gli ebrei, i sospettosi agenti del Mossad smontavano e rimontavano in un’ora tutti i pezzi della sua  Rolls Royce>.

Che tipo di “viaggiatore” era Paolo VI?

<Sul suo aereo veniva sempre a salutarci teso e barcollante quando partiva, espansivo e raggiante quando tornava. Un pontefice romano che incontra e mobilita fuori Roma folle sterminate non può non avere successo e lui se ne inebriava. Dicono che fosse vanitoso, anche se il “Time” lo definì impietosamente “un papa forte soltanto nel dubbio”. In realtà, era un problematico e un  pessimista. Lo confermò anche nei successivi viaggi in India (dove, sospettandolo  rassegnato all’avvento del comunismo, in aereo si spettegolò su qualcosa detto sottovoce ad Antonello Trombadori, inviato dell’Unità), in Turchia, in Uganda, in Colombia, all’Onu>.

Quindi l’opposto di Papa Wojtila?…

<Certamente. La differenza che passa tra un introverso e un estroverso. Se Paolo VI azzardava un qualsiasi gesto accattivante, rischiava la caricatura come quando lo fotografarono al velodromo Vigorelli con in testa un cappellino da ciclista. Papa Giovanni Paolo II poteva consentirsi invece copricapo da sciamano, sioux,  pompiere, cow boy…. Carisma più simpatia, anche quando era brusco. A Ugo d’Ascia, vaticanista del Tg2 che durante il suo primo viaggio in Messico lo avvicinò chiedendogli “Santità, può parlare anche con me che sono ateo?”, rispose: “E se è un ateo perché viene dietro a un prete?” Alla sua arcidiocesi di Cracovia, quando tornò a dormirvi per la prima volta da papa, venne assediato sino a notte fonda da un a folla insonne e scatenata, non paga dei trionfi già tributatigli in Piazza della Vittoria dove fu applaudito per dieci eterni minuti consecutivi solo per il suo accenno ai sovietici che nella seconda guerra mondiale si fermarono al di là della Vistola per consentire ai tedeschi di ultimare lo sterminio del ghetto. Tutti gridavano come ossessi “Sto lat, sto lat”, che in polacco significa cento anni di vita. Allorché, finalmente, il loro ex arcivescovo si decise ad affacciarsi a un finestrella intabarrato in un mantello nero, il fracasso fu così domato dal concittadino diventato Sua Santità :  “Se volete che il vostro caro papa campi cent’anni, lasciatelo dormire…>

Un altro viaggio di papa Karol che ti ha colpito?

<Per il coraggio e la diplomazia il viaggio nell’Irlanda della cosiddetta guerra di religione, al Nord dei protestanti ricchi contro i cattolici poveri. Non lo fecero entrare nell’Ulster e parlò a Drogheda, al confine delle due Irlande, in una drammaturgica cornice di croci celtiche e di arpe gaeliche. I guerriglieri dell’Ira avevano proclamato una tregua, a differenza dei nemici orangisti. Agli uomini di buona volontà disse: “Per disarmare la violenza, fate vostre la ragioni che la armano”. Poi. quando il giovinetto Bobby Sands si lasciò morire di fame in carcere per la causa del suo popolo, Wojtyila fece un grande gesto inaspettato nei confronti di un suicida: mandò una miniatura d’oro del pastorale pontificio da collocare sulla sua salma. Un gesto che fece restare cattolici, anziché terroristi, tanti nordirlandesi>.

E dei viaggi di Papa Ratzingher cosa hai da dirci?

<Che, per ragioni di oltrepassati limiti di età e mansioni professionali, non li ho seguiti. E me ne dispiaccio, soprattutto per quest’ultimo a Sulmona che mi pare particolarmente significativo da parte di un papa moderno, dotto e pensoso in cospetto di un papa antico come Celestino V, eremita ed orante. Così diversi, ma entrambi preoccupati dei periodi di eclissi di una Chiesa da rinnovare oggi come lo fu ieri. Una Chiesa che ha bisogno di colti teologi come Benedetto e di poeti umili come  Celestino, specialmente dopo il passaggio persino troppo eclatante di un pastore affascinante e irripetibile come quello “venuto di lontano” e che chiedeva “se sbaglio, mi corrigerete>.