ALBERTAZZI MAGISTRALE MA LA VENDITA ONLINE DAVA UN “MARRUCINO” SEMIDESERTO
23 FEBBRAIO 2014 – Davanti alla toilette degli uomini non si parla di calcio o di governo, ma di lavori teatrali che sono stati “dati” nelle ultime settimane (nella foto Shylock con la figlia Jessica prima dell’abbandono di questa).
Non c’è neanche uno in attesa che sia di Chieti, ma è certamente un caso: si sente anche uno spiccato accento emiliano. Non c’è da stupirsi, perchè sulla scena del primo tempo appena concluso c’era Giorgio Albertazzi che più cinico non poteva tratteggiare quel Mercante di Venezia.
E un’ora fa al botteghino qualcuno, esagerando un po’ (ma anche lì l’accento non può mentire), ha detto di essere venuto da Torino a vedere l’imperdibile e imperduto protagonista di uno Shakespeare cristallino, senza contaminazioni, senza presunzioni di rivestimenti e socializzazioni moderne. Insomma, un teatro che pare l’ombelico di una vasta regione senza forma, oppure con una forma diversa dalle solite.
Il richiamo di Albertazzi (nella foto insieme alla compagnia di attori) ha banalizzato le montagne e sono tutti qui, per godersi lo stupore del vecchio usuraio Shylock quando il giurisperito arrivato da Padova risolverà per il Doge il difficile caso del prestito non restituito nel termine e della sanzione contrattata: togliere una libbra di carne al garante di un prestito. Ma “una libbra” prevede il contratto: neanche una goccia di sangue. E l’effetto è grande, al punto che, ancora mentre si avviano all’uscita, due spettatrici avanti negli anni si consolano relativizzando “Con quei codici si poteva fare qualunque cosa”; con “quei codici” sottolineano, per allontanare l’angoscia che, uscendo da teatro e da metafora, possano essere ripulite di ogni avere solo per aver cercato giustizia, da creditrici, in un tribunale (nella foto una fase del processo per l’esecuzione del contratto).
Allora, se è così facile valicare monti e fiumi al solo annuncio di un Albertazzi sulla scena, come mai il sistema di prenotazione via internet non ha funzionato? Addirittura alle ore 15 di oggi si spacciavano per liberi 130 posti, quando dietro la cassa c’è un avviso “tutto esaurito” da almeno due giorni. Verrebbe la tentazione di parlare di nuovo di un teatro regionale, se non fosse per le scottature che sul punto si sono succedute. Faceva bene l’ATAM a portare drammi e tragedie anche nei piccoli paesi e anche a costi vertiginosi per le casse pubbliche pur di avvicinare alle scene i più lontani, ma per l’Abruzzo occorre eleggere un teatro che sia un punto di riferimento; o anche due o tre, che stiano aperti sempre e che siano a tre quarti d’ora di macchina da ogni angolo d’Abruzzo. Però, quando si fanno i nomi di questi teatri si esce dal “politicamente corretto”, perchè sono quelli di Sulmona, Chieti e Pescara, quelli, cioè, che stanno nell’asse attraversato da un ideale baricentro ormai decisamente staccato dal capoluogo di Regione.






