LE COARTAZIONI DEI GIOCATORI SECONDO IL TESTIMONE DI GENOVA

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IL FORTE ATTACCANTE BIANCOROSSO IN UN COLLOQUIO A BOSTON

20 DICEMBRE 2013 – Un abbandono così non si era mai verificato: gli spogliatoi del Sulmona calcio sono vuoti, e non si riempiranno per il secondo tempo.

Chi ha trascorso una adolescenza a intervistare Silenzi & C tra una doccia e un asciugamano può avvertire un senso di vuoto: ma non è questo che può cambiare le cose, come non è utile la considerazione che adesso il calcio è animato da grevi imposizioni, di affari o di potere. E’ stato sempre così, magari con più rispetto delle forme.

Non bisogna andare indietro nel tempo per scoprirlo, basta fermarsi a otto mesi fa. Eravamo a Boston per un casuale viaggio e altrettanto casualmente Tonino Di Genova era venuto a sapere del nostro passaggio. Ci ricordava, come del resto in Italia Ricotta, Petrella,  Lancia, Doffo, Pespani, Orlandi, Del Monaco, e forse cento altri in mille “Novantesimo minuto”, per le continue e ripetute incursioni tra gli spogliatoi, per le dichiarazioni a caldo sugli sfondoni arbitrali o anche per le foto che, bene o male, rimangono sempre nel cuore. Avendo appurato (da Cristallini?) che saremmo stati ad un ristorante poco fuori da Boston e gestito impeccabilmente da cinesi, ci raggiunse. E’ stato un colloquio condensato, paragonabile solo alla lettura di una enciclopedia quello con Tonino Di Genova; decine di argomenti che non aveva trattato in cinque o sei anni di incontrastato dominio del pallone biancorosso.

Ha passato in rassegna i piccoli difetti di altri giocatori “ovidiani”, come li chiamavano, senza il senso della misura nelle aggettivazioni, i giornalisti a corto di variazioni sul tema: sulmonesi, biancorossi, peligni, e alla fine, prima del triplice fischio, non c’era altro modo di indicarli. Con molta bonomia e senza neanche una venuzza di acidità o gelosia, ci ha rivelato la paura di entrare in aerea (per calci, spintoni e sgambetti che lo aspettavano) di un grandissimo attaccante, praticamente l’oggetto delle nostre migliori fotografie; e tante altre cose che l’accumulo di anni dal loro verificarsi ha reso inutilizzabili anche solo come aneddotica. E poi ha affrontato l’argomento centrale.

Praticamente la sua permanenza con il Sulmona è stata condizionata dalla possibilità di evitare il servizio militare.  Ha fatto buon viso a cattivo gioco ed è potuto rimanere nella Valle natìa, magari un po’ sprecato, perchè avrebbe potuto raggiungere facilmente la serie B. Ma attenzione: il giovanissimo attaccante non è mai stato esonerato definitivamente dal servizio militare per tutto il tempo che è rimasto al Sulmona. La partenza era solo sospesa, dipendeva da come si impegnava in campo.

Per chi, fra i suoi coetani, nomi come Codroipo evocavano caserme dall’aria sinistra, e consigliavano almeno il ripasso di un esame “complementare” pur di rinviare per motivi di studio, dare quattro calci al pallone, soprattutto se uno c’era portato d’istinto e ce l’aveva nel sangue, non è stata una grande fatica. Ma poi la cosa è durata a lungo, fino a sdoganare Tonino Di Genova ai nero-stellati di Pratola, per la calamita esercitata da Ennio Valeri, nascente astro della edilizia cooperativa. Insomma, una continua rincorsa pur di rinviare la naja. Cosa c’entrasse questo con il vero spirito sportivo dei dirigenti è tutto da vedere; ma Di Genova se ne è fatta una ragione e guarda con disincanto alle vicende di oggi. La “ritirata” di tutta la squadra è un fatto del quale con lui non abbiamo parlato e certamente lo sorprenderà: se non altro perchè non c’era più motivo di restare a Sulmona, visto che il servizio militare è stato abolito da più di dieci anni.

Nella foto : Tonino Di Genova in un allenamento sotto il controllo di Dante Lacorata

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