Cancell-ieri non esclude che cancellerà anche domani

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DIPLOMATICO ATTENDISMO DEL SINDACO DOPO LA TRASFERTA ROMANA

3 OTTOBRE 2013 – Di rientro dalla trasferta romana presso il Ministero di Giustizia, il sindaco Peppino Ranalli ha espresso una valutazione di massima:

“Nel merito dell’incontro, non posso dichiararmi né ottimista né pessimista. Però è stato fondamentale poter spiegare al Ministro quali sono le vere problematiche per le quali è indispensabile che il Tribunale rimanga a Sulmona, in particolare quelle afferenti alle distanze, la presenza del supercarcere e il presidio di giustizia e legalità che un tribunale rappresenta e garantisce. Il Ministro –ha concluso il Sindaco- ha compreso le nostre istanze e abbiamo preso atto della disponibilità a ragionare della particolare situazione del nostro territorio, soprattutto in considerazione dei problemi ancora legati al terremoto dell’Aquila”.

E’ circolata poi la voce, non corroborata da alcun dato, che starebbe allo studio una ulteriore proroga (dopo quella concessa fino al 2015) per i tribunali abruzzesi.

Il sindaco fa il suo dovere a scandagliare tutte le possibilità per salvare il tribunale. Ma accontentarsi di un “ascolto” da parte del Ministro che deve andare avanti nell’abbattimento dei tribunali (e già ha completato l’opera perchè li ha chiusi quasi tutti quei trenta che doveva chiudere) non vuol dire salvare il tribunale di Sulmona. Ne è consapevole Ranalli, che infatti non si dice ottimista. A nostro avviso l’incontro a Roma non ha aggiunto niente a quello che si sapeva: e si sapeva che una legge sta andando avanti ed ha fatto vittime più illustri dei tribunali abruzzesi.

L’insidia ora viene dalle promesse di proroga: da un lato riposare su queste anonime affermazioni può significare allentare la presa e lasciare che sotto sotto, la legge vada avanti. Dall’altro lato, la proroga in sé vuol dire snaturare una classe forense, umiliarla con il contentino di una speranza anno per anno, una riedizione della proroga sugli sfratti (e di intimazione di sfratto si tratta per il tribunale) che è servita per stemperare le tensioni sociali, ma che ha rubato al settore ogni progettualità, ogni gusto per nuove intraprese. Narcotizzare gli avvocati, e con essi la società dinamica che li circonda (per necessità, perchè in tribunale ci va soprattutto la parte dinamica della società) vuol dire già amministrare una giustizia di serie B. E questo è il peggior risultato che gli incontri al Ministero possono nascondere, dietro la patina delle riassicurazioni che nessun ministro nega.

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