“METAMORFOSI” ANCORA OGGI, ANCORA A ROMA

615

A DUEMILA ANNI ESATTI DALLE LETTERE DAL PONTO DI OVIDIO

12 OTTOBRE 2013 – Le “Metamorfosi” di Publio Ovidio Nasone tornano a Roma per ricordare, a duemila anni dalle lettere che il poeta scriveva dalla attuale Romania, i miti della antichità: al “Parco urbano del Pineto”, in occasione del 40° dell’inaugurazione, alle ore 17 di oggi e di domani, “Thiasos – Teatro natura”, con la regia di Sista Bramini, presenta “Miti d’acqua”, spettacolo di narrazione per voce, viola e genius loci, con il testo scritto e narrato da Sista Bramini (nella foto del titolo) e la musica per viola scritta ed interpretata da Camilla Dell’Agnola (a fianco della Bramini, nella foto). Lo spettacolo, con ingresso libero, è stato spostato di una settimana per le previsioni del tempo estremamente negative.

 Nell’altra immagine, in basso: “La vecchiaia e la giovinezza” di Antonio Carneo, tratto da altro episodio delle “Metamorfosi”

Questa è la presentazione dello spettacolo:

“C’è stato un tempo in cui l’umanità, nel viaggio che la

allontanava dalla natura – la sua casa originaria – ancora si

sentiva parte di essa; era l’epoca in cui il dialogo con le rocce,

gli alberi, i cervi, i fiumi, le grotte era ancora vivo e vive erano

le reazioni, le domande sul senso di questo nostro essere

immersi in un mondo naturale di tanta struggente bellezza

quanto di terribile potenza. Domande scaturite dallo stupore

dei sensi, turbate dalla percezione di una parentela e da un

sentirsi in quella quasi risucchiati, tentati all’abbandono

nel flusso vitale. E innamorati del vivente, della pietra,

dell’uccello, del lago.

Nelle ‘metamorfosi acquatiche’ di Ovidio ritroviamo i

frammenti di questo amore perduto dove il mondo delle

passioni umane e quello degli elementi naturali vivono

ancora in un contatto fecondo di straordinari riflessi. Fonti,

fiumi, laghi vivi, abitati da ‘geni locali’ ci parlano del valore

irriducibile dei luoghi da dove scaturiscono le storie di

Aretusa, Ermafrodito, Atteone, le loro immagini e la musica.

Sono acque fresche che in limpide superfici scherzano con

luce e riflessi; acque profonde che in gorghi torbidi cantano di

oscurità fertili e inconsce; acque dal respiro infinito .

Ascoltare, nella vivente presenza di un luogo naturale, un

mito e la melodia che ne scaturisce può evocare un’emozione

pura, inconsueta, che ci parla di un’appartenenza reciproca

forse dimenticata: tra ciò che scorre dentro di noi e ciò che

scorre fuori, nella natura circostante”.

 

 

 

Please follow and like us: