CI SCRIVE IL PROF. EVANGELISTA, GIA’ CONSIGLIERE REGIONALE
23 SETTEMBRE 2013 – Prime, significative adesioni (e in qualche caso conferme) alla iniziativa di trasferire Sulmona nella provincia di Pescara.
Oggi il prof. Giuseppe Evangelista, già consigliere regionale del PCI e assessore nella giunta comunale dal dicembre 1975 al marzo 1981, prende spunto da questa idea per anticipare il percorso di un rilevante aspetto del transito alla provincia adriatica, non meno urgente della grave emergenza del tribunale: quello dell’assistenza sanitaria. Il prof. Evangelista ci scrive:
“Seguo le notizie relative al Tribunale di Sulmona . Vorrei proporre – rimanendo entro la linea editoriale del Vaschione – qualche considerazione sull’organizzazione sanitaria che riguarda i cittadini della Valle Peligna.
Il Piano sanitario Regionale credo sia informato al principio che tutte le prestazioni ospedaliere , di cui un residente nel territorio di una determinata provincia dell’Abruzzo abbia bisogno, siano soddisfatte nell’ambito della provincia se questa offre le strutture necessarie al riguardo.
Sulla base di questo principio sono stati quantificati i posti letto per le diverse specialità. Quindi , al di là delle specialità che per convenzione chiamiamo “di base” (come chirurgia, medicina, e qualche altra che sono presenti in tutti i presidi ospedalieri) per le specialità più “speciali” i posti letto occorrenti (rapportati alla popolazione dell’intera provincia) si trovano nell’ospedale del capoluogo di provincia .
Nel caso nostro se l’ospedale di Sulmona non è in grado di soddisfare una determinata domanda di sanità, dopo i primi necessari accertamenti, si viene mandati all’Aquila.
Il Piano sanitario – credo strombazzato con l’appellativo di RIFORMA – evidentemente è stato discusso ed approvato da consiglieri regionali ciascuno dei quali ha tenuto presente, al massimo, la categoria di “provincia” se non quella del più prossimo orto elettorale nell’ambito della provincia. Nel Consiglio regionale d’Abruzzo, com’è noto, non sedeva e non siede alcun rappresentante della Valle Peligna che fosse interessato al suo orto elettorale né d’altronde – mi pare – le istituzioni rappresentative locali – che tuttavia ci sono – hanno fatto sentire la propria voce.
Il risultato è, per esempio, che un infartuato grave (ma si potrebbe esemplificare ovviamente anche per altre patologie) della Valle Peligna, delibato il passaggio nel nostro ospedale (d’altronde sempre più privo di strutture primariali concentrate altrove – leggi L’Aquila ed Avezzano, sempre a seguito del famoso empito riformatore-) viene spedito all’Aquila attraverso il seguente percorso : Sulmona-casello di Pratola- casello di Bussi- L’Aquila-Coppito.
Il tempo di percorrenza dall’uscita del casello di Bussi all’ospedale S.Salvatore è di circa 90 minuti. Sono tanti; trattandosi di interventi la cui urgenza è condizione di successo. Lo stesso tortuoso percorso prevede ,com’è noto, un incremento di altitudine di per sé iatrogeno.
Da Bussi a Pescara o, ancor più, a Chieti, (autostrada e asse attrezzato) il percorso si valuta a decine di minuti.
Nella giusta sollecitazione di iniziative che invita a “guardare ad oriente” promossa da ‘Il Vaschione’ , dovremmo includere anche i servizi ospedalieri, oltre la provincia (che dicono di volere sopprimere e che sta diventando un’entità amministrativa di nessun senso ma che ingabbia) e il tribunale .
Trattandosi di un provvedimento di competenza esclusiva della Regione Abruzzo non si dovrebbe scomodare nessuna entità superiore, non si dovrebbe chiedere ed ottenere referendum etc.
E’ sufficiente che la Regione “accorpi” alla ASL di Pescara o di Chieti gli abitanti della nostra Valle e che conteggi a favore degli ospedali di Pescara o di Chieti i posti letto relativi, sottraendoli – evidentemente – a quello dell’Aquila o di Avezzano e questo allo scopo di non creare un incremento di spesa. La regione non spenderebbe un euro in più, i cittadini risparmierebbero qualche euro (Pescara è più raggiungibile dell’Aquila) e, soprattutto, la salute collettiva sarebbe meglio tutelata, finalità, questa, cui dovrebbe ispirarsi un Piano Sanitario Regionale ben fatto. Giuseppe Evangelista”.
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