IL PRIMO TEATRO DEVASTATO DA UN INCENDIO NON AVVENUTO

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LA GRANDE STORIA DEL “CANIGLIA”

19 MAGGIO 2013 – In una inconsueta atmosfera notturna, per l’apertura nella “Notte dei Musei”, l’Abbazia di Santo Spirito al Morrone ha ospitato il racconto della “epopea del teatro”, di quella difficile strada per dotare la città di un grande luogo di rappresentazione e di incontro.

Era una aspirazione che non aveva trovato corpo, quella di avere un grande teatro, bello come ne esistevano in molte città di provincia e forse un po’ di più. Dai piccoli locali che si chiamavano “teatro” in Piazza XX Settembre, fino al padiglione dove adesso sorgono i palazzi dei ferrovieri in Via Roosevelt, si può ritenere che l’aspirazione dei Sulmonesi ebbe molte forme; e tutte furono ritenute insoddisfacenti, come molto deludenti erano le stagioni artistiche. Ne ha dipinto un quadro realistico la prof.ssa Sabrina Cardone, che ha attinto anche, con scrupolo di ricerca, ai giornali pubblicati a Sulmona.

Ma l’ambiente era maturo per compiere il grande passo di un teatro che superasse in grandezza e stile tutti quelli d’Abruzzo. Fu collocato nel cuore della città; era tassativamente di tutti, perchè tutti avevano concorso a costruirlo e, quindi, si doveva chiamare comunale. Poi, anche, littorio. Le fasi di questa avventura, che aveva come capitano l’ing. Guido Conti e che si concluse ottanta anni fa,  il 4 maggio 1933, sono state illustrate dal presidente del Premio “Maria Caniglia”, avv. Vittorio Masci.  Dal “Rigoletto” e dall’ “Andrea Chinier”, che portarono sulla scena proprio il soprano di origine di Rivisondoli, sono passati tanti di quegli anni e di quei terremoti da costringere ad una revisione di alcune parti della grande costruzione in Via De Nino, sopra quelli che erano gli orti di Santa Caterina.

Più dell’indole ballerina della città, di quei balli che si fanno soprattutto fuori del proscenio, nello stesso 1933, nel 1980, nel 1984, nel 2009 (eh basta, direbbe giustamente qualcuno scaramantico), fu un incendio a devastare la ricettività del teatro e forse anche la sua purezza acustica. E neanche un incendio suo, visto che il “Comunale” era mantenuto con tutti i crismi (tra l’altro da un distinto impiegato comunale, Vaggelli, garbato quanto inflessibile “direttore” che non faceva accarezzare un velluto che si potesse consumare). Fu l’incendio di un altro luogo d’arte, lontano da Sulmona e dall’Abruzzo, a richiedere l’applicazione di leggi drastiche: dai 1.200 posti a sedere, il comunale non più littorio precipitò a poco più di novecento e ora non arriva a settecento.

Ma fossero tutti occupati… Quaranta anni fa le proposte di ATAM (Associazione Teatrale Abruzzese e Molisana) e dell’ ETI (Ente Teatrale Italiano) si intrecciavano da ottobre a maggio, con almeno venti spettacoli; oggi non si arriva a dieci. Così, all’epoca, l’avv. Pasquale Speranza, per celebrare l’età del “Comunale”, da presidente del Teatro Club che conferiva la “Maschera d’Oro”, riuscì a far venire Peppino De Filippo con “Quaranta… ma non li dimostra”. Ora non poteva trovare “Ottanta e li dimostra”. In compenso, l’ing. Di Napoli ha illustrato i modi e le tempistiche di intervento, ancora in corso, per adeguare il “piccolo colosso” alle esigenze di sicurezza e di stabilità. Il soprano Emanuela Marulli ha eseguito alcune arie proprio di “Rigoletto” e di “Andrea Chenier”.

Sul rapporto tra l’ing. Guido Conti e il “suo” teatro si può leggere: “Una notte di terremoto: 26 settembre 1933″e sull’orgoglio dei sulmonesi di avere uno dei teatri più belli: “Una piccola gaffe”, entrambi nella sezione CULTURA di questo sito.

Sulla grande esperienza della produzione a Sulmona di “A me gli occhi please” e della Prima nazionale di Gigi Proietti, rimandiamo a “Prova su prova con passione, poi “A me gli occhi please” e “Questo Gigi Proietti merita un teatro“. Sulla eccezionale presenza del Maestro Riccardo Muti per la Prima nazionale della figlia Chiara “Sotto gli occhi del padre“.

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