ARDITE PROGETTAZIONI DI CIALENTE SUL PALAZZO DI GIUSTIZIA
27 GENNAIO 2013 – Il sindaco dell’Aquila, Cialente, ha scritto al Presidente della Corte d’Appello che i tribunali di Sulmona e Avezzano saranno ospitati in un edificio “in un’area adiacente quella del Palazzo di giustizia ” e il Presidente Schirò lo ha riferito ieri all’inaugurazione dell’anno giudiziario. (Nella foto a sinistra il vecchio palazzo di giustizia in Via XX Settembre; gli è stato “tagliato” l’ultimo piano)
Del tribunale attualmente in ricostruzione, che farebbe parte di una cittadella giudiziaria, era stata preventivata la riconsegna dopo i lavori entro il 2012; tale data è slittata poi al settembre 2013 e ieri il dott. Schirò ha previsto che non ci sarà trasferimento “prima del 2015″, tanto che gli impiegati delle cancellerie rumoreggiano perchè da oltre tre anni assorbono le onde magnetiche dei fili ad alta tensione a Bazzano.
Dunque, siamo ancora nella fase non diciamo progettuale, ma di “concorso di idee”, come dicono i tecnici della progettazione delle opere pubbliche, onde il “completamento e l’ultimazione dei lavori” dell’edificio andrebbero avanti senza sapere neanche quante e quali cancellerie, aule, depositi, corridoi debbono essere ricavati. Sembra che il sindaco Cialente e qualche spiritello aquilano della vecchia gestione giudiziaria siano andati sul posto ed abbiamo pensato ad una ripartizione dei locali: “Direzione dello stagno costruiremo il nostro bagno”, come cantava Lucio Battisti di quella coppietta che fantasticava sulla casa da costruire. Ed è un esempio quanto mai azzeccato, se si considera che proprio l’ala più a valle del palazzo di giustizia costruito ai primi anni Sessanta, fu scelta per un ampliamento e i lavori in sostanza non sono terminati mai perchè fu trovata acqua in quantità, che al confronto il traforo del Gran Sasso esprimeva una fontanella. E’ veramente una chicca questo dire e non dire: “un’area adiacente”, quasi a non volersi sbilanciare per non finire… nello stagno.
Ora facciamo due conti: se una carcassa di palazzo di giustizia, costruito in cemento armato e crollato indegnamente la notte del 6 aprile 2009, a un tiro di schioppo dalla Casa dello Studente (a proposito: per questo crollo processi nisba?), ha richiesto finora quasi quattro anni solo per essere scappellata dell’ultimo piano, la coppia che è andata a fare il sopralluogo mano nella mano ed ha riferito al Presidente della Corte d’Appello ha un ordine di idee sui tempi dell’edificazione delle cancellerie per accogliere i forzati di Sulmona e Avezzano?
Allora facciamo noi un discorso chiaro al Presidente della Corte d’Appello: soltanto per indagini geologiche serie dell’”area adiacente” ci vorrà… un’era geologica, sempreché i due innamorati del sopralluogo si riferiscano a quella dove per anni sono stati calati sostegni e pali di cemento da riempire la fossa delle Marianne e non distante dall’altro scatolone di cemento armato, inagibile dal minuto successivo alla scossa delle 3,32, che ospitava gli uffici finanziari. Nel frattempo qualcosa ci dice che i tribunali di Sulmona e Avezzano saranno ospitati nell’ex caserma delle Fiamme Gialle a Bazzano, dove adesso sta il tribunale… elettrizzato. Del resto, non si faceva così durante il medioevo per lasciare in quarantena fuori delle mura gli stranieri? Quando i cancellieri marsicani e peligni sopravvissuti avranno i capelli raddrizzati dalle onde magnetiche, si troverà un’altra sistemazione, magari in qualche “map” nell’area “adiacente”.
Il Presidente Schirò ha fatto una buona impressione ai giornalisti che lo riprendevano quando è venuto a parlare al tribunale di Sulmona; e ne ha fatta una migliore a noi quando ha detto che, da uomo dello Stato, vuole applicare la legge (rispondendo sostanzialmente picche al Presidente del Tribunale che gli prospettava una possibilità di ripensare la soppressione di tribunali super efficienti come alcuni di quelli da sopprimere). Ora si tratta di applicare la legge e di mandare alla Procura della Repubblica questa strana concezione della progettazione nell’area adiacente, cioè in un posto che quasi certamente è paludoso (per l’appunto, lo si veda nella foto qui sopra, a destra), che determinerà costi per lo Stato sconvolgenti e che alla fine dimostrerà come nella scarpata ovest dell’Aquila lungo Via XX Settembre non si potevano costruire la Casa dello Studente, il Palazzo dell’Anas, il Palazzo dell’Inam, il Palazzo di Giustizia e dove non si possono ricostruire la Casa dello Studente, il Palazzo dell’Anas, il Palazzo dell’Inam, il Palazzo di Giustizia. Guarda caso, mentre le prime tre amministrazioni si sono guardate bene dal ricostruire, l’ultima ricostruisce e manda anche il sindaco a progettare… in direzione dello stagno.






