MASCHERA DI CERA DI CONFALONIERI SU CELESTINO V. IL PROSSIMO SARA’ BERTOLASO?
22 SETTEMBRE 2012 – La maschera di cera che ricopre il teschio di Celestino V rischia di cedere da un momento all’altro. Si pensa di ricomporla e l’arcidiocesi dell’Aquila pensa di avviare l’iter, ottenendo il permesso dal Vaticano per rimuovere i sigilli della teca ove sono custodite le reliquie.
La notizia questa volta sta nel… commento. Ed infatti, scavando tra le righe degli annunci di questi giorni, si scopre che il viso di Celestino non è di… Celestino, ma del cardinale Confalonieri. Ottima persona, certamente, anche se non sappiamo chi sia; grandi meriti di sicuro, anche se l’unico che ci viene tramandato è quello di essere stato “defensor civitatis” dell’Aquila dai tedeschi. Parliamo, dunque, né di uno dei “comites” di Celestino (che di compagni non voleva avere tanti e stava bene solo sul Morrone o sulla Majella, nei suoi eremi), né di qualcuno al quale Celestino si è ispirato, essendo nato più di seicento anni dopo. Dunque, che ci stanno a fare quelle sembianze sulla scatola cranica di Celestino V? Non è un po’ inopportuno mettere la faccia di un comune mortale, per quanto degno di porpora, sul viso di un Santo?
Quando la teca con le reliquie è passata per Sulmona, dopo il terremoto del 2009 nel suo pellegrinaggio tra le diocesi d’Abruzzo e Molise, siamo rimasti di sale nel vedere quel viso, tutto diverso dai disegni che nell’iconografia riportano i tratti di Pietro Angelerio. Adesso capiamo perchè. Il problema, purtroppo, è ancora sempre quello che all’Aquila si ritiene che prima di tutto quello che esiste deve essere passato e filtrato attraverso la relazione che ha avuto con quella città. Poi viene il resto, persino la santità. Pure Guido Bertolaso ha fatto quello che poteva per L’Aquila: non è che si sta pensando di modellare la faccia di Celestino a quella del “magister” della Protezione civile?
Nella foto del titolo: Benedetto XVI osserva Celestino con la faccia di Confalonieri (ma forse non lo sa) in Piazza Garibaldi, nel 2010, durante la seconda visita di un papa a Sulmona (dopo quella di Celestino V)






