LE COLONIE INCONTAMINATE DEGLI EMIGRATI E LE ANTICHE TRADIZIONI IN UNA ANALISI DI LOMBARDI SATRIANI
24 GIUGNO 2012 – Come se fossero state proiettate in altre galassie, le tradizioni e le culture dei paesi d’Abruzzo vivono ancora intatte in America: lì’ non ci sono state le trasformazioni del secondo dopo-guerra che hanno sconvolto i paesini arroccati sulla Maiella o sui tanti costoni della ricca orografia d’Abruzzo. L’antropologo che volesse incontrare gli abruzzesi
incontaminati dal Novecento più devastante dovrebbe incontrarli lì. E’ questo il risultato dell’isolamento nel quale, per forza di cose, si sono voluti conservare interi paesini trasferiti sui piroscafi negli States, ma anche nel Sud America, con quella specie di cintura culturare che ha evitato un certo tipo di evoluzione e, comunque, di cambiamento, perchè il legame che veniva dalla terra di origine ha saldato affetti, prospettive di vita, interscambio economico oltre che strettamente culturale.
Interessante annotazione del prof. Luigi Lombardo Satriani, che ha parlato oggi di emigrazione ricevendo ad Introdacqua il Premio “Pascal D’Angelo” e che ha riferito delle molteplici esperienze affrontate in quello che è stato il più grande fenomeno di massa che gli albori della globalizzazione hanno imposto dai primi anni del Novecento fino a cinquanta anni fa.
L’invito spicciolo di De Gasperi
E ha anche raccontato, molto dissentendo nella impostazione politica, quello che disse Alcide De Gasperi incontrando fitte schiere di calabresi negli Anni Cinquanta: “Imparate una lingua e partite”. “Un politico non può non tentare di lasciare i suoi connazionali nella loro patria” ha censurato Lombardi Satriani. Non senza ragione, certamente. Ma almeno De Gasperi incoraggiò a compiere una operazione larvatamente culturale; dall’Abruzzo i suoi colleghi deputati neanche questo appello rivolsero ai disperati che con la morte nel cuore dovevano partire.
Pascal D’Angelo la lingua la imparò; talmente bene da comporre poesie e da fare letteratura, come tanti americani non riuscivano a fare da sei o sette generazioni.
La continua potatura del Sud
Bella soddisfazione per Introdacqua: ma come non porsi la domanda su quello che sarebbe stato il Mezzogiorno se avesse potuto conservare questi sottovalutati spiriti? Lombardi Satriani ha parlato, sì, dell’orgoglio di una matrice del Sud per la sua terra calabrese e per l’Abruzzo; ma ancora con la prudenza di sottolineare che non intendeva fare nessun discorso neo-borbonico. Dopo 150 anni si teme di riconoscere che qualche motivo ci sarà pure stato se questa pianta del sud, continuamente potata e talvolta eradicata, ha seguitato a far fiorire il meglio della intellettualità. O è sempre merito delle colonie della Magna Grecia?





