Pascal D’Angelo che stupì Prezzolini

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24 GIUGNO 2012 – Si interessò anche Giuseppe Prezzolini all’avventura dell’emigrante di Introdacqua Pasquale D’Angelo, caparbiamente restato in America a poco più di vent’anni, quando il padre, che lo aveva accompagnato nel 1910, decise di tornare di lì a qualche anno perchè

non trovava occasioni di lavoro che non fossero insopportabili per gli sforzi fisici e i turni massacranti: quello era il lavoro che gli americani lasciavano fare agli italiani. Ma l’America affascinava Pasquale, che disse testualmente di non poter credere che un angolo di quell’immenso continente non potesse alla fine accoglierlo. “Pascal D’Angelo – scrive Prezzolini – fu scoperto in un concorso di poesia dal più famoso dei critici americani, Carlo Van Doren. Era un semplice manovale, abituato a lavorar col piccone e colla pala, al quale una biblioteca locale aveva rivelato gusto per la parola (studiava sul dizionario inglese e si divertiva poi a sbalordire i compagni americani) e per le immagini”. Non era stato facile imparare la lingua: Pascal, che viveva in un vagone ferroviario, aveva scritto sulle traversine dei binari le parole che doveva ricordare per stamparsi in mente la lingua con la quale avrebbe poi composto le poesie.