Il Pascal D’Angelo che giocava con la lingua sconosciuta

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A INTRODACQUA IL PREMIO LETTERARIO INTITOLATO ALL’EMIGRANTE

24 GIUGNO 2012 – Pasquale D’Angelo vide la prima volta il mare a Napoli, quando era già in viaggio per raggiungere “lamerica”. E imparò così bene l’americano che ha lasciato stupefatti tanti yankees per la produzione letteraria, per le emozioni che con la sua poesia sapeva trasmettere; insomma per la sua testa, che l’ha aiutato nel grande,

portentoso sforzo di assimilarsi alla società americana. Lui è rinato Oltreoceano: succedeva ogni tanto agli Italiani che, pur avendo sconfinate capacità intellettuali, non riuscivano a vincere gli ostacoli di una società chiusa e ancora sotto certi aspetti feudale. Per “Pascal” (come divenne a forza di stare negli States) ci voleva una società aperta: violenta, sì, ma dinamica, soggetta alle metamorfosi improvvise, munifica nel dare soddisfazioni a chi sapeva stare al gioco del superare ogni giorno se stesso.

Oggi ci sarà Orlando Orsini, assessore alla cultura, a fare gli onori di casa, a Introdacqua, per il conferimento del “Premio Pascal D’Angelo” a Luigi Lombardo Satriani, del 1936, antropologo e docente alla “Sapienza”. Sono ormai in molti ad aver ricevuto il Premio internazionale: l’ultimo Alberto Bevilacqua, l’anno scorso. Ma il premio più grande che abbia potuto ricevere proprio Pasquale D’Angelo è l’essere stato inserito a chiusura di un saggio, di Gian Antonio Stella, sulla emigrazione e sulle sconvolgenti “Odissee” degli Italiani all’inizio del Novecento: un epilogo fatto di speranza e di armoniosa apertura verso il mondo e verso il prossimo, un cantico che definire francescano non è inappropriato. Forse addirittura era una preghiera di chi si spegneva, solo e dimenticato dalla sua terra, nella corsia di un ospedale di Brooklyn a 38 anni, quando con quell’inglese avrebbe giocato ancora, a fare altre poesie e a segnare la strada per gli altri Ulisse dall’Italia a New York, ma anche da Tirana a Bari o dalle mille coste del Mediterraneo a Lampedusa.