ANCHE D’ANNUNZIO SULLA PLAIA A SCRUTARE SAN GIOVANNI

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SUGGESTIVA CELEBRAZIONE AL MUSEO DELLE GENTI A POCHE ORE DALL’ALBA

24 GIUGNO 2012 – Mentre mancavano ancora poche ore all’appuntamento misterioso e quasi esoterico dell’alba di San Giovanni, il “Museo delle genti d’Abruzzo” ha allestito ieri sera, a Pescara, una composita Kermesse per riproporre i contenuti di questo che è stato definito da Marco Fabbrini, oratore della serata, un “capodanno” importante, una svolta nel cammino del calendario, l’alter ego del Natale, che non a caso si trova agli antipodi, cioè sei mesi dopo.

Il “Museo delle Genti” si è confermato così il collettore delle tradizioni di tutta la Regione, volando alto rispetto agli stretti confini dell’Abruzzo costiero, affollato di riti in buona parte più recenti e comunque forse meno rappresentativi dell’essenza e dello spirito regionale. Ci sono tante cose che gli abruzzesi di oggi non sanno di questa festa antichissima, prepotentemente innestata sulle cerimonie pagane del solstizio d’estate. Qualcuna di queste cose l’ha raccontata Gabriele d’Annunzio nella “Figlia di Iorio”, parlando proprio della tradizione di salire, nella notte tra il 23 e il 24 giugno, al Monte Playa di Introdacqua, da dove, per chi si lascia un po’ guidare dalla fantasia e dall’accostamento superficiale, si vedrebbe addirittura la testa del Battista decollato.

E domani è San Giovanni,

fratel caro; è San Giovanni.

Su la Plaia me ne vo’ gire,

per vedere il capo mozzo

dentro il sole, all’apparire,

per veder nel piatto d’oro

tutto il sangue ribollire.

Marco Fabbrini, che sul San Giovanni di Civitella Roveto ha scritto un volume con ampi riferimenti bibliografici, è riuscito a sintetizzare, in meno di un’ora di conversazione, le numerose implicanze di riti molto sentiti: il contatto con l’acqua (connaturale con il battesimo che San Giovanni impartiva), ma anche la fondamentale ricerca delle solidarietà e delle alleanze sociali, stipulate proprio nel giorno di San Giovanni con il “comparatico”, qualcosa di molto di più di un giuramento di fedeltà, perchè è il Santo stesso ad essere invocato nel suggellare una amicizia più forte della stessa parentela. Il comparatico, che si ritrova in tutta la tradizione rurale italiana, sotto altri nomi, costituiva la risposta più importante alla angoscia della insicurezza per il futuro. Segnava, peraltro, la comparsa di un’alba di speranza, più utile di ogni programma di sviluppo sociale e di ogni contratto scritto che senza utilità alcuna è stato introdotto nell’universo contadino quasi che le relazioni fossero fatte da commercianti.