GLI “INTELLIGENTI” ABRUZZESI CHE 100 ANNI FA SI GODEVANO L’ARIA PURA

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3 MARZO 2012 – In tempi di anniversari del Parco Nazionale istituito per valorizzare tutte le espressioni della natura (si veda l’articolo “Novanta anni di Parco: merito di lupi ma anche di Tassi”) non è fuori luogo ricordare come fosse profonda la consapevolezza del vantaggio di preservare il sistema ecologico già prima, cioè almeno cento anni fa.

Lo racconta Anna Mc Donell (Negli Abruzzi, ed. QUALEVITA, Torre de’ Nolfi, 1991), che ha descritto una società regionale con grandissimo acume e precisione:

Un maledetto buco sporco” fu il commento più tenero di un intelligente giovane sarto a proposito di una città dell’America occidentale, di cui non farò il nome. “Sì, lì ci sono i soldi, ma io per un cappotto che faccio qui da solo guadagno la stessa cifra che mi dava lì il padrone. Lì vengono richiesti più cappotti, ma qui io respiro aria pura”. 

Sull’ampio e lungo sentiero d’erba (il trattoio) che va da Raiano a Sulmona ho visto un giovane contadino, imponente e fiero, con una piuma sul cappello, che montava un vecchio mulo in condizioni pietose e da lui spronato a tenere il passo di un fiero destriero. Mentre cavalcava egli cantava di cuore, ad alta voce ed allegramente, ed il tema della canzone era il suo felice ritorno. Il ritornello diceva: “All’America maledetta non ritorneremo più”.

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