Nel PD lanciato il guanto della sfida

507

vaschione_20021 FEBBRAIO 2012 – E’ un vero guanto della sfida quello che un gruppo di appartenenti al PD lancia alla segreteria. Ma anche agli iscritti. E’ un programma di rinnovamento che, se non fosse per l’omonimia con una formazione che ha dato più di un problema a sinistra, si potrebbe definire di “rifondazione”.

Il richiamo all’ordine del segretario e la sua affermazione categorica che dopo la riunione di Palazzo Sardi questa componente può ritenersi fuori dal PD ha avuto l’effetto di rinvigorire i propositi di chiarimento: ed infatti la nota che accompagna questo documento fa un chiaro accenno alle prossime elezioni.

A questa tappa il partito non si può presentare com’è: perdente.

Deve recuperare i giovani, che sempre meno si avvicinano ad una struttura che pure era fascinosa quando parlava della DC come dell’esempio da evitare.

Forse anche le recenti disavventure in ambito giudiziario hanno determinato il nuovo PD ad uscire allo scoperto e con un altro linguaggio, visto che i rottamatori non hanno trascinato folle.

Protagonista di questa uscita politica è l’avv. Mauro Calore, che è stato anche vice-sindaco di Sulmona all’epoca di Di Masci e che, comunque, ha cominciato dai tempi della FGCI la sua esperienza sulle scie di Gramsci.

Il testo integrale del documento è questo:

Il Partito Democratico si presenta agli italiani come un partito aperto, uno spazio concreto di dialogo costruttivo e propositivo; un laboratorio di idee e di progetti, in cui le diverse storie politiche, culturali ed umane che sono venute a formarlo diventano fattore di arricchimento e fecondazione reciproca; un soggetto politico nuovo che vuole affrontare le radicali trasformazioni in atto in Italia, in Europa e nel mondo…Il suo messaggio di fiducia parte dalla convinzione che le energie del Paese sono grandi e possono essere risvegliate attraverso un processo di grande rinnovamento della società italiana e la formazione di una nuova classe dirigente… Nasce un partito che è determinato ad affrontare il nodo che sta soffocando il Paese: la mancanza di una democrazia forte, in grado di decidere. Proprio perché non si riconosce più in rigide ideologie di appartenenza, la società italiana ha bisogno di un nuovo quadro politico di riferimento. Nel partito democratico confluiscono grandi tradizioni, consapevoli della loro inadeguatezza, da sole, a costituire questo riferimento. Grandi tradizioni, tra le quali quel profondo processo unitario che fu alla base della lotta al fascismo e della guerra di liberazione. Un processo politico, ma anche ideale e sociale, che consenti alla vecchia Italia di compiere una rivoluzione democratica. Tuttavia il problema di oggi, se vogliamo far rivivere questo patrimonio, non è mettere insieme i resti di storie passate, ma elaborare una visione condivisa del mondo, costruendo su questa base il progetto di una nuova Italia.

Questi principi basilari di una nuova forza politica sono enunciati nel manifesto dei valori del partito democratico approvato il 16 febbraio 2008 ed ispirano l’azione politica di coloro che, appunto, intendono superare antiche divergenze e costituire un patrimonio di idee condivise e comuni.

Anche nel circolo di Sulmona, all’inizio della nuova esperienza politica nell’ottobre 2007, si è cercato di unire le diverse esperienze storiche che sono confluite nell’ambizioso progetto di costruire il partito democratico nella realtà cittadina. Il processo unitario, iniziato con buona volontà e cercando forme organizzative che tenessero nella giusta considerazione i differenti patrimoni di appartenenza, ha purtroppo registrato, negli anni, più di una battuta d’arresto, dovute, indubbiamente, a difficoltà oggettive ma anche a personalismi alle volte predominanti ed esasperati, tanto da registrare, soprattutto dopo la consultazione amministrativa del 2008, una serie di allontanamenti che hanno impoverito, quanto meno sotto l’aspetto della partecipazione attiva se non proprio sotto quello elettorale, il dibattito interno ed il confronto delle idee.

Più che ricercare uno sforzo unitario attraverso, appunto, un confronto democratico, leale e franco delle diverse posizioni, si è preferito il distacco dalla vita politica e dalla militanza, in alcuni casi concretizzatosi anche nel passaggio ad altre formazioni politiche.

La vicenda, poi, del partito provinciale, sfociata con il commissariamento e la ripetizione dei congressi ha, inevitabilmente, seppur iniquamente, coinvolto anche il circolo di Sulmona che, nonostante avesse tenuto regolare congresso nel luglio del 2010, è stato costretto a celebrare una nuova assise congressuale nel luglio 2011, dalla quale, però, è risultato eletto un gruppo dirigente sicuramente non rappresentativo dell’articolata composizione del corpo politico.

Da allora, nonostante le reiterate rassicurazioni formulate in tal senso, nulla è stato fatto per ricomporre la frattura, che ancora oggi perpetua, con grave nocumento sull’immagine esterna del partito e sulla sua iniziativa politica.

E’ per questo che i sottoscrittori del presente documento, da tempo, sollecitano un confronto che, al di la dei dati del tesseramento, più formali che sostanziali, ponga le condizioni affinchè il circolo di Sulmona recuperi, anche nei suoi organi dirigenti, direttivo e segretario, la rappresentanza che gli è propria e che, attraverso una discussione aperta e franca, incentrata sui temi politici e sulle problematiche della città e dell’intero territorio del centro-abruzzo, più che sulle persone ed i relativi incarichi, faccia uscire il partito dall’isolamento nel quale è venuto a trovarsi e far sì che, quindi, recuperi la posizione di forza e centralità nella coalizione di centro-sinistra.

Questo in generale e, in particolare, nella previsione delle elezioni amministrative del prossimo anno, per cui è necessario attivarsi da subito per l’elaborazione di proposte politiche da discutere con le altre forze del centro-sinistra ma anche con i movimenti che oggi rappresentano un soggetto attivo nella realtà della nostra città e, naturalmente, con la società.

I mesi che ci separano dal congresso del luglio 2011 sono trascorsi invano.

Anzi, le aspettative, fondate sulle assicurazioni circa la transitorietà della dirigenza e la funzione dello stesso segretario, al contempo coordinatore della segreteria regionale del PD, sono rimaste del tutto disattese.

Infatti, non si è lavorato alla riconciliazione con le forze rimaste, per loro ponderata scelta, estranee all’elezione del direttivo e, quindi, del segretario, avviando un percorso articolato sul confronto tra le diverse posizioni, ma si è preferito concentrarsi ed organizzarsi esclusivamente nell’area che a quelle votazioni ha partecipato con una propria lista.

Per la verità, anche tale ambito si è ritenuto, in un secondo momento, di ridurre, estromettendo la componente giovanile che pure, in massa, sia in termini di tessere che di partecipazione al voto, aveva contribuito alla realizzazione di quel risultato, confidando, appunto, in nuovo modo di procedere, in una nuova gestione che consentissero il superamento di ataviche divisioni, spesso causa di immobilismo del Partito.

Al contrario, la nuova dirigenza, per divergenze di opinioni e contrasti di vedute, ha pensato bene di sbarazzarsi, oltre che di componenti storiche, promotrici del Partito Democratico a livello nazionale e locale, anche della componente giovanile che, per qualità e quantità, è una risorsa vitale per qualunque forza politica ed un patrimonio ideale, culturale ed organizzativo di cui privarsi è un delitto e, comunque, una segnale di becera ed arrogante chiusura.

Il segretario ed il direttivo, che non hanno mai rappresentato il complesso ed articolato corpo del Partito Democratico, nel prosieguo del tempo hanno perso anche la rappresentatività di una parte che in sede congressuale li aveva sostenuti, i giovani democratici e non solo, ed il loro arroccamento nel fortino del circolo, dal quale fuoriescono solo comunicati stampa a firma del segretario, ne è una conferma, di cui, ormai, anche le altre forze politiche del centrosinistra sono consapevoli.

E’ necessario, allora, uscire da tale situazione e recuperare il tempo perduto, individuando un percorso, anche di tipo congressuale, che restituisca al Partito di Sulmona tutta la forza, la compattezza e la personalità che sono nel suo patrimonio genetico e di cui sono testimonianza i risultati elettorali, anche recenti, ma soprattutto la sua prestigiosa presenza nella città.

Deve essere rilanciato il dibattito interno, imperniato sulle idee e sulle proposte con le quali, poi, si va al confronto con gli altri, sicuri della loro giustezza e della capacità di attrarre e mobilitare nuove energie ed espressioni che vogliono risollevare le sorti del nostro territorio, rinnovando metodi e contenuti dell’azione politica ed amministrativa.

Questa è la sfida che con il documento si lancia, prima di tutti a noi stessi e, poi, a coloro che, fuori e dentro il Partito Democratico, intendono, finalmente, rinunciare a sterili personalismi e a dannose sottomissioni a qualche dignitario, per favorire la crescita di un’autentica formazione democratica, aperta al contributo di quanti, iscritti e non, intendono seriamente e lealmente impegnarsi per il bene comune”.

Please follow and like us: