I 65 ANNI SUONANTI DI FRANZ DI CIOCCIO

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5 GENNAIO 2012 – Il commendatore Franz Di Cioccio, proprio quello del rock progressivo, dei salti sul palco a dozzine e di vari equilibrismi con la batteria, tentati e riusciti sul filo della performance impossibile, a Sulmona tornò in un dicembre di qualche anno fa e, davanti ad un teatro comunale stracolmo che lo applaudiva alla fine come aveva fatto dall’inizio, si impegnò a replicare il concerto della “sua” Premiata Forneria Marconi. E infatti, dopo appena tre mesi, le note di un “inno alla gioia” di tutti i giovani degli anni Settanta, di quella “Festa” corroborante e incalzante, ripresero a scuotere le fondazioni del teatro “Maria Caniglia”. E lui, ancora, a gridare con entusiasmo e fierezza le sue origini “from Pratola Peligna”.

 In vista del concerto a Teramo del 13 gennaio, otto giorni prima dei 65 anni, Franz Di Cioccio parla ancora del suo Abruzzo e del suo essere abruzzese, quindi tenace, aggrappato ad una idea felice che può trascinare tutta una vita. Se qualcuno l’avesse ascoltato con attenzione nella sua “lectio brevis” alla Biblioteca “Publius Ovidius Naso” qualche mese dopo la doppia esibizione a Sulmona, quando lo interrogava Ennio Bellucci, avrebbe tratto la conclusione che per Di Cioccio non poteva non andare così, da quando il primo ritmo gli ha inizializzato il cuore e i muscoli fino a quando il suo più profondo essere, quell’anima che non cambia mai, gli ha dato la forza creativa di tentare i passaggi più inaspettati. Dalla narrazione che fece tra i libri del Seicento affilati sugli scaffali, nel silenzio di un luogo di deposito della cultura e non di forsennata esecuzione dello spirito del “daimon”, del suo demonietto ispiratore, Di Cioccio condusse il pubblico sulle ali di una esistenza vissuta seguendo una ispirazione che può passare anche attraverso l’ascesa al soglio inconsueto della commenda dal Capo dello Stato, ma che ha il miglior pregio nel trasformare in suonanti i 65 anni suonati.

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