3 OTTOBRE 2011 – “A più di sessant’anni dalla fine dell’ultimo conflitto mondiale – afferma Alberto Di Giandomenico, responsabile sulmonese di CasaPound Italia – c’è ancora chi tenta di manipolare la memoria del nostro paese, tentando di cancellare intere pagine che, nel bene e nel male, appartengono alla nostra storia”.
Di Giandomenico prende posizione sul monumento di Piazza Carlo Tresca di recente inaugurato e oggetto di critiche per la presenza di riferimenti alle campagne d’Africa e di Russia, che “vanno innanzitutto contestualizzate nel loro periodo di riferimento, che vedeva le nazioni europee e le altre potenze mondiali alle prese con il più grande conflitto della storia. Ricordarle non significa esaltare il motivo per il quale furono combattute, ma significa tributare il giusto omaggio a coloro che sono caduti combattendo per tutta l’Italia, e non solo per una parte politica. Voler dimenticare il sacrificio di migliaia di connazionali, oltre ad essere un’assoluta mancanza di rispetto, è anche un inaccettabile tentativo di distorcere la storia. Così come è inaccettabile negare a coloro che hanno combattuto gli onori e i riconoscimenti che meritano solo per un pregiudizio ideologico”.“In un paese che in questo secolo è stato lacerato da profondi conflitti interni e che oggi si trova in una profonda crisi, non solo economica – conclude il responsabile di CasaPound Sulmona – invece di continuare a riproporre vecchie contrapposizioni, è importante la costruzione di una memoria storica comune in cui si riconoscano tutti gli italiani, a prescindere dalle diverse appartenenze ideologiche”.__________
La “censura” su nomi, luoghi e pulsioni d’Africa dovrebbe portare anche a sostituire l’intestazione di una via come quella dedicata all’eroe sulmonese Filippo Freda?
A che punto è, piuttosto, l’impegno, assunto dal sindaco Federico nel febbraio 2009, di sopprimere l’intestazione di una via a Palmiro Togliatti, che ha collaborato strenuamente con l’URSS, cioè proprio con quella potenza imperiale fautrice di guerre di conquista e di oppressione anche ben dopo il secondo conflitto mondiale? Dobbiamo tenerci una strada intestata ad un fedele collaboratore di Stalin?





