UN LIBRO DEL GIUDICE SULMONESE D’ORAZIO

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DIRITTO COME DIFESA DAGLI ABUSI AUTORITARI

Sulmona, 16 dicembre 2010 – E’ stato presentato presso la libreria “Buffetti” in Via Salvemini il testo del giudice sulmonese Luigi D’Orazio sul tema: “Nuove forme di responsabilità e risarcimento in materia di appalti” (edito da Maggioli, pag. 425). Ha introdotto il volume il prof. Fabrizio Politi dell’Università dell’Aquila. Il dott. D’Orazio ha di recente ottenuto il trasferimento dal Tribunale di Sulmona alla Corte d’Appello dell’Aquila, dove assumerà le funzioni di consigliere per le cause civili presumibilmente dal prossimo aprile.

Se, come si dice negli ambienti accademici, i libri si giudicano dalle note che contengono (nel numero e nella qualità), è significativo che il libro di Luigi D’Orazio rechi nella prima nota il richiamo ad un’opera di Aldo Maria Sandulli, un “principe del foro” davanti al Consiglio di Stato e, soprattutto, lo studioso che al diritto amministrativo ha impresso la spinta più liberale e più garantista dal dopoguerra fino all’ultimo dei suoi giorni, nel febbraio del 1984.

In effetti, dal lavoro del giudice D’Orazio traspare una impostazione strettamente anti-autoritaria del diritto, anche di quello amministrativo che per consuetudine (tranne gli impulsi che lo Stato liberale ha dato alla legislazione, ma a corrente discontinua) è il diritto del Principe. Con atteggiamento disincantato, confermando lo scetticismo che il giudice civile in genere riserva alle proclamazioni di radicali riforme, l’autore (che si trova al suo primo impegno nel diritto amministrativo dopo aver scritto soprattutto in tema di diritto fallimentare) analizza gli ultimi interventi normativi e li inquadra nell’insieme: il codice del processo amministrativo, il regolamento di esecuzione ed attuazione del codice dei contratti, la normativa antimafia (una delle tante, quella del 2010), con il filtro di tutto quello che dall’unificazione dell’Italia è stato modificato in tema di legislazione per i rapporti tra il principe e il suddito (oggi il cittadino, o la “persona”, come vuole la tradizione cattolica). Ma conferma il distacco (quella che tecnicamente i legulei chiamano la “terzietà”) dal fervore dei riformisti. Distacco che era quello dei grandi cattedratici e dei maestri del diritto, a qualsiasi categoria professionale appartenessero, tanto nell’Italia liberale del primo Novecento che delle convulse epoche successive, anche di quella dei primi anni Settanta quando si introdusse la giustizia amministrativa dei TAR. Ed esattamente Sandulli, nel “sacro testo” del suo manuale stampato da Iovene,  individuava un punto critico nell’arruolamento di una parte dei magistrati amministrativi, confermando quella visione accoratamente liberale del giurista indipendente e sensibile alla effettiva tutela delle libertà (“cittadino esemplare – lo qualificava Gianni Letta nella prefazione alla raccolta di scritti dell’ex Presidente della Corte Costituzionale “Un giurista per la democrazia” – che sentiva forte quell’impegno civile e quel dovere di partecipazione alla res publica che la Costituzione prefigura e promuove”)

Con questa impronta, il libro si rende interessante anche per quanti non possono o non vogliono addentrarsi nel tecnicismo delle ultime norme e, soprattutto, delle ultime sentenze: contiene, infatti, il leggibilissimo filo rosso della tutela della dignità della persona nei confronti dello Stato, sia nel suo patrimonio, sia negli aspetti più fortemente connessi all’”essere”, anche con i richiami ad esperienze di altri Paesi. Il testo ha poi dichiaratamente uno scopo pratico e si rivolge “agli studenti, che si accingono ad affrontare impegnative prove concorsuali, ai professionisti, tutti i giorni impegnati con la disciplina degli appalti, ed ai funzionari degli enti locali un utile strumento per comprende appieno gli innumerevoli mutamenti del nuovo diritto amministrativo, soprattutto in materia di appalti pubblici

Nella foto del titolo un particolare del Palazzo della Consulta, sede della Corte Costituzionale

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