I pranzi con le mense già pronte favoriscono gli incontri:
puoi cercarvi qualcosa che non sia solo il vino.
Là accade che lo splendido Amore afferri e regga per le corna
con le tenere braccia Bacco seduto, e quando
madide degli spruzzi di vino sono le ali di Cupido
nel posto che ha occupato, fermo, grave egli resta.
Ma ben presto scuotendo quelle penne bagnate vola via
e a colui sul cui petto sgoccioli Amore, è male,
perchè il vino dispone gli animi e li prepara a riscaldarsi,
nel molto vino puro fugge sciolta la cura.
Allora viene il riso, un pover’uomo allora si fa forte
non più dolore e affanni nè rughe sulla fronte
e così apre le menti quella schiettezza rara ai nostri tempi
perchè e allora che il dio la finzione allontana.
Accade lì che il cuore dei giovani rapiscano le donne
e Venere nel vino è fuoco dentro il fuoco.
Tu non fidari troppi di una lucerna fallace, al giudizio
sulla bellezza nuocciono sia la notte che il vino. (I, 229-246)
Un amore furtivo piace all’uomo ma piace anche alla donna,
lui dissimula male, ma lei copre il suo ardore.
Stabiliamo, noi maschi, di non proporci a nessuna per primi
e la femmina, subito vinta, si farà avanti. (I, 275-278)
Ciò che vi ha rovinato, io lo dirò: voi non sapeste amare.
Vi mancava quell’arte per cui l’amore dura. (III.41-42)
Traduzione di Gabriella Leto – Ovidio – Opere- Vol. I – Einaudi – Biblioteca della Pleiade – Torino 1999






