SULMONA AVEVA GIA’ IL SUO “GIUDICE DI PRIMA CLASSE”

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SI CELEBRANO I 150 ANNI DEL TRIBUNALE MA SI IGNORA LA TRADIZIONE GIURIDICA NEL PERIODO BORBONICO

15 MARZO 2012 – Se è vero che il 9 febbraio 1862 fu istituito il “Tribunale” di Sulmona, non è altrettanto vero che fino all’annessione al Regno piemontese la città non avesse una sede giudiziaria: anzi, i Borboni tenevano particolarmente a Sulmona, dove avevano istituito e conservavano in piena funzionalità un “Giudice di circondario di Prima classe”, che, se si escludono  i “tribunali di commercio” (operanti solo a Napoli, Foggia, Monteleone, Palermo, Messina e Trapani) era la più alta figura di decentramento giudiziario del Regno delle Due Sicilie e riprendeva sostanzialmente la ripartizione operata da Gioacchino Murat. (Nella immagine in alto: il deputato e sacerdote Leopoldo Dorrucci).

Esistevano al vertice della piramide giudiziaria dei Borboni due “Corti Supreme di Giustizia”, una a Napoli e l’altra a Palermo; poi le “Gran Corti civili”, a Napoli, Aquila, Trani, Catanzaro, Palermo, Messina e Catania; poi le “Gran Corti Criminali” e i “Tribunali civili”, le une e gli altri per ogni provincia, quindi a L’Aquila per l’Abruzzo; indi i “Giudici di istruzioni”, in tutto quattro, ma solo a Napoli e, peraltro, soppressi il 5 luglio 1838 per far passare le loro attribuzioni ai giudici di circondario; poi, appunto, i giudici di circondario, divisi in tre classi, che esercitavano le funzioni di giudici in materia civile e di polizia giudiziaria. Il tradizionale ruolo di  Sulmona in tutto l’Abruzzo venne, così incentivato dalla Corona e consentì di attrarre nell’ambito delle mura cittadine risorse rilevanti sotto il profilo intellettuale e commerciale, perchè nella sostanza l’attività del Foro costituì un vero traino per tutta l’economia.  Sulmona, tra l’altro, cominciò a dover combattere per ottenere una sede giudiziaria proprio con l’avvento del Regno d’Italia, visto che sulle prime il tribunale non vi fu istituito. Ne furono istituiti a L’Aquila e ad Avezzano. Degli sforzi per convincere il Guardasigilli, Vincenzo Miglietti, parla il deputato sulmonese e sacerdote Leopoldo Dorrucci, eletto nel collegio di Popoli, in una lettera al martire del risorgimento sulmonese, Panfilo Serafini,che proprio alla Gran corte criminale dell’Aquila era stato giudicato e condannato al bagno penale. Con due regi decreti, quello del 17 febbraio 1861 n. 239 e quello del 20 novembre 1861 n. 329, il luogotenente generale del Re, Eugenio Principe di Savoia Garignano, determinò l’assetto degli uffici giudiziarii, fermandosi a L’Aquila e ad Avezzano. Dorrucci chiese di essere ricevuto dal Ministro e riferì a Serafini : “E la nostra povera Sulmona fu sacrificata!”. (Nella immagine a destra: Panfilo Serafini, condannato dalla Gran Corte criminale dell’Aquila).

Panfilo Serafini).

La storia a questo punto si fa interessante per le connessioni con  i vizi grandi e piccoli dei nostri giorni a livello nazionale. Infatti, dopo la discussione sulle circoscrizioni del 23 dicembre 1861, il Dorrucci, come scrive proprio di suo pugno perchè a quel tempo e sotto i piemontesi forse non si avvertiva neppure la gravità di una tale commistione tra governo e magistrati, si avvicinò al ministro Miglietti “per presentargli una dimanda di un amico che desiderava di essere nominato Magistrato di Tribunale; e gli dissi: – Ora tanto più volentieri io presento questa dimanda, in quanto che i Tribunali nelle province meridionali saranno accresciuti. – Egli mi rispose – Certamente – Ed in questo caso Ella non solamente si ricorderà di Sulmona contemporaneamente all’attuazione della tabella degli altri Circondari. – E mi rispose pure di sì. Adunque abbiamo fondata speranza di essere esauditi. Più di questo che abbiamo fatto, non era possibile fare”. Per il tribunale o per il giudice?

A febbraio fu istituito il tribunale “civile e correzionale” di Sulmona: una sezione, un presidente, quattro giudici, un procuratore del Re, un cancelliere, due vice cancellieri, tre vice cancellieri aggiunti, un segretario, un pretore e un cancelliere per il pretore. Poi, in tutti i Comuni, un conciliatore.

Chissà se il giudice che si andava a raccomandare al Ministro di giustizia riuscì a diventare magistrato di tribunale (giudice di prima classe non poteva mai diventare, se non altro per habitus mentale); e soprattutto chissà dove andò a fare danni con simile attaccamento per la carriera…

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