Si è ripetuto domenica 5 settembre a Pacentro il rito della “Corsa degli zingari” (cioè degli scalzi) che risale ai tempi delle selezioni per partecipare ai piccoli eserciti medievali e rinascimentali. Anche quest’anno ha vinto Federico Rubino, appena ventenne.
Uno sguardo al passato rende più significativi i sacrifici che ragazzi così giovani affrontano nel terzo millennio:
“All’inizio – scrive il prof. Raffaele Santini di Pacentro- la corsa aveva legami con gli antichi rituali peligni detti juvenília. Oppure si ricollegava ai lupercalia, corsa dedicata al dio latino Luperco (Fauno). Tale rito aveva lo scopo di addivenire alla purificazione delle greggi e preservarle dalle insidie dei lupi e delle altre fiere. Oppure, come scrive Ovidio, potrebbe ricollegarsi ai sacrifici di capri espiatori ed alla successiva corsa ai piedi del monte Germalo, con i partecipanti ancora bagnati del sangue degli animali coi quale si erano cosparsi il corpo”.
Nel Medioevo si inserì anche un aspetto finanziario, che rendeva più “sinistro” il termine di zingaro . Riprendiamo ancora dalle annotazioni di Santini:”In epoca medioevale i debitori, che non restituivano il debito in tempo utile erano costretti, dai creditori, a rimanere completamente nudi, alla vista di tutti ed additati al pubblico ludibrio, su alcune caratteristiche pietre rotonde dette tummarole. Esiste un proverbio (ha rmaste zínghere e nnude) che rende molto bene l’idea del significato che storicamente si è inteso dare alla parola zingaro. I debitori, in numero sempre più rilevante, allo scopo di riscattarsi partecipavano alla corsa per vincere qualche cosa con cui saldare una parte del debito”. 

La gara ha conservato tutti i tratti più aspri: basta guardare la foto di questa edizione del 1978, all’interno della chiesa della Madonna di Loreto, dove (lontano da sguardi di curiosi) il dott. Pelini soccorre i primi classificati. Le pietre e i rovi hanno scarnificato il tallone del concorrente, che per un po’ dovrà camminare zoppicando. Eppure fino ad un istante prima i ragazzi hanno dato il meglio senza sentire granchè il dolore: spuntano (foto in alto a sinistra) sul piazzale della chiesa per conquistare il palio, cioè il drappo che nulla dà sotto il profilo materiale, ma che sancisce una vittoria, come nei tempi andati consentiva al vincitore di essere considerato tra i più prestanti servitori dei Caldora. Nella foto al centro i primi arrivati restano distesi a terra, ben attenti a non toccare il pavimento con i piedi, in attesa dei soccorsi.Valeva la pena ? Sì, soprattutto se ad aspettare fuori ci sono gli occhi della pupa, affascinata da tanto virile sprezzo del dolore.






