13 AGOSTO 2010 – E’ stato chiesto lo stato di calamità naturale, dopo il “ciclone” che ha investito Sulmona il 3 agosto.
Tranne che nella parte alta della città e nel tratto di Corso Ovidio da Largo degli Orefici a Piazzale Tresca, non c’è stata zona del centro storico che non abbia subito allagamenti. Quel che è più grave, poi, è che nelle campagne i canali di raccolta, nella sostanza, si identificano con quelli di irrigazione, con il risultato che la tracimazione è stata la regola e le poche colture risparmiate alla violenza della grandine sono state devastate dal riversamento di autentici torrenti d’acqua.La neve sul Morrone nella prima decade di agosto (se era neve e non uno strato di grandine, ma la quantità era comunque da guinness) è di certo un evento rarissimo: tuttavia le carenze strutturali sono qualcosa che poco ha a che fare con l’inclemenza del tempo e la imprevedibilità delle burrasche estive.
La istruttoria per lo stato di calamità seguirà due tronconi: una domanda è stata rivolta alla Protezione civile per i danni soprattutto all’interno della città e l’altra è stata avanzata al Ministero delle Politiche agricole per i gravi pregiudizi ai raccolti su tutto il territorio.






