QUANDO LE GRANATE CI PIOMBAVANO ADDOSSO
L’esplosione di uno di quegli ordigni che uccise anche Matticoli era veramente l’incubo dei soldati italiani sul fronte greco-albanese.
Quello che rimaneva dopo un “botto” sconvolgente era difficile da descriversi: morti, ovviamente, ma anche feriti in condizioni disperate. Il dissanguamento era il passo che preludeva ad una fine desolante, senza energie, senza che i medici potessero fare in tempo a bloccare le emorragie di tanti soldati insieme.
Guido Bedeschi, nel suo “Centomila gavette di ghiaccio” (Mursia, 1994, pag. 35), prima di parlare del fronte russo, parla di Grecia e di Albania. E parla di effetti di granate : “Si avvertono all’improvviso due sibili vicini, due schianti al di là del muro dal lato della collina: l’atmosfera all’interno della casupola vibra, la capanna sembra crollare, qualcosa cade dal soffitto, l’aria si imbianca di polvere. La porta si spalanca e un gruppo urlante irrompe nella stanza schizzando attorno sangue e terrore. Un fante sostiene con un braccio l’altro braccio del tutto aperto; dalle vene recise il sangue fluisce continuo, nero, dall’arteria beante fuoriesce a fiotti e il ragazzo alla vista impazzisce. Non ci sono lacci emostatici, il medico gli strappa la cinghia delle giberne e con quella frena l’emorragia, più tardi interverrà accuratamente”. E più avanti : “Il fante ha una gamba sfracellata sopra il ginocchio, mostruoso impasto di muscoli dilaniati, filacci di panno grigioverde, frammenti d’osso, lembi di tela, coaguli di sangue, pietrisco e terra; tutti i grossi vasi sono recisi, il sangue affiora dallo sfacelo come acqua da una polla sorgiva. Con la cinghia dei pantaloni il medico gli frena l’emorragia, la gamba è attaccata al corpo con brani di pelle. – Non muoverti così, figliolo, chè sfreghi l’osso per terra, ti fascio subito””.
E sugli effetti dei bombardamenti, per chi non c’era non è certo sufficiente aver visto tanti film: “Il bombardamento continua, feroce, centrando la quota. Le ripercussioni degli scoppi rintronano nel condotto ove il groviglio di corpi sussulta e si contorce (…). L’impeto degli uomini che si sono slanciati al riparo è stato così rapido che Serri non ha neppure avuto il tempo d’alzarsi. Al pari degli altri giacenti nello strato inferiore il medico è sopraffatto dal cumulo di uomini sovrastanti; sente che ogni energia s’affievolisce, la costrizione che s’oppone al respiro lo riduce a un essere boccheggiante dal torace compresso in una morsa d’uomini saldati l’uno all’altro. A questo punto quattro, cinque colpi secchi e potenti esplodono sulla curva, pare che il condotto sottostante crolli; nello stesso istante, nel pozzetto che separa il condotto dalla montagna s’infila una grossa bomba da mortaio ed esplode. Infinite scintille turbinano negli occhi serrati dei fanti, la cui prima sensazione è quella che il cervello esploda e s’annienti. Una mazzata di inaudita violenza percuote i crani, gli occhi, i timpani, forza le gole e i petti degli uomini, in blocco scossi e sbattuti contro le pareti”.
E talvolta o forse spesso, erano le granate del “fuoco amico” a colpire : “Ma la granata scoppia sulla strada a dieci metri dal condotto. Da dove è venuta ? Ma sì, è l’artiglieria italiana, questo che s’ode è un secondo colpo in partenza dai tre ponti interrotti: ancora un attimo di attesa e la granata esplode sulla strada, esattamente sopra il rifugio dei fanti. E allora ? La risposta è semplice: l’artiglieria italiana è entrata finalmente in azione, ma purtroppo il tiro è corto e batte l’estremo schieramento italiano. A giudicare dall’esplosione sono pezzi di piccolo calibro, a fondo valle se ne vede la vampa. I soldati si guardano l’uno l’altro, ammutoliti, per la prima volta si legge lo scoramento sui loro volti. Le granate ora si succedono frequenti, laggiù credono di aver aggiustato il tiro, solo qualche colpo più lungo giunge sulle linee greche. Il nemico individua subito la batteria italiana del tutto esposta nella pianura e apre un violentissimo fuoco di controbatteria. In breve nella zona dei pezzi italiani s’elevano alte colonne di fumo, salta una riservetta di munizioni, la batteria è annientata e ridotta al silenzio. – Per fortuna ! – esclama sospirando un fante. – Come, per fortuna ? – rimbecca un secondo. – Cosa vuoi che dica, mondo cane! Cosa vuoi che dica ?”.






