OVIDIO E L’ISPIRAZIONE

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E se invece di una tavola avesse avuto l’I-PAD?

In epoca imperiale avrebbe fatto comodo una tavoletta ricoperta non di cera, ma di icone e di simboli da sfiorare soltanto, per scrivere e per consultare.

Per questo la elaborazione di Teodoro Marini sulla statua di Publio Ovidio Nasone in Piazza XX Settembre, che proponiamo a fianco, è più che altro una ipotesi per immaginare la vita in epoca imperiale con i mezzi di oggi. Si dice che Ovidio sia stato uno dei maggiori ricercatori e cultori delle leggende e del mito: le sue “Metamorfosi” contengono centinaia di personaggi, i “Fasti” sono una celebrazione di eventi nella quale il sulmonese si perita di manifestare la sua conoscenza, frutto di studio intenso in età giovanile. Tutto sarebbe stato contenuto in una tavoletta, da portare, come fa Ovidio, appoggiata al petto in un momento di meditazione, uno dei tanti nei quali il vate non si limitava a ricordare nomi e origini dei personaggi del mito, ma creava davvero. La galleria di personaggi non sarebbe bastata ad articolare le Metamorfosi, la ricerca nell’archivio dei “file” avrebbe potuto solo sostituire la consultazione nei testi scomodi o remoti.

Di Ovidio è rimasta, invece, la grande potenza descrittiva, che è stata il frutto di fine approfondimento psicologico e la personificazione dell’Invidia ne è uno dei maggiori esempi. Anche dove non… trasforma, il Sulmonese sa dare una descrizione che è quasi cinematografica per i passaggi che propone e per i movimenti che riformula, dopo averli osservati nella realtà ed averli fissati in mente. Pare scontato che egli abbia assistito a vere battaglie, se descrive, come si nota nelle sue opere, le scene dai particolari più minuziosi. Tavoletta miracolosa sì, ma pur sempre un piccolo strumento rispetto alla grande fonte dell’ispirazione intellettuale e al potente “fuoco sacro” della poesia.

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