Una vecchia strada resuscitata per l’avvenire
10 MAGGIO 2010 – Della Strada Statale 17 si parla a L’Aquila il 28 e il 29 maggio nella nuova sede dell’Archivio di Stato al nucleo di sviluppo industriale di Bazzano, a cura della Deputazione di Storia Patria, della Società geografica italiana, dell’Università dell’Aquila e del Ministero per i beni culturali. Titolo del convegno è:”La via degli Abruzzi, percorso di conoscenza e di sviluppo delle aree appenniniche”.
Sembra che una delle espressioni di Re Ferdinando delle Due Sicilie fosse quella piuttosto retrograda : “Quante più strade ci stanno, tanti più rivoltosi vanno in giro”, che avrebbe fatto il paio all’altra : “Quanto più ignorante è il popolo, tanto più colto sono io” (secondo quanto riferisce Rossi in “Antiche vie italiche – Dai Peligni a Roma”, Polla, Cerchio, 1997, pag. 125). Ma la conservazione e la manutenzione della “Napoleonica” smentivano di certo queste attribuzioni in verità posticce e forse dettate soprattutto dalla propaganda piemontese. Sulmona prosperò proprio per trovarsi al centro di un sistema viario del quale era colonna portante quella strada e, forse, anche per costituire un indispensabile punto di smistamento delle merci e delle persone. Nella intersezione tra la Via Valeria e la Via Municia si trovava in età romana Corfinio “non a caso scelta come capitale nel 91 a.C. dagli insorti della lega italica” (come annota Costantini nella Storia d’Italia edita da Einaudi e nel volume dedicato all’Abruzzo, Torino, 2000, pag. 26).
Erede della “Napoleonica” voluta da Gioacchino Murat, la Strada Statale 17 Appulo-Sannitica ha costituito negli ultimi due secoli l’ossatura di tutti i contatti di Sulmona con il Regno delle Due Sicilie (prima) e con il Nord e il Sud dell’Italia unificata, prima che venisse realizzata la Autostrada del Sole.
Aldo Di Benedetto, nel suo “Saggio sulla storia civile di Sulmona”, edito nel 1982 per la Accademia degli Agghiacciati, annota come un grosso impulso all’accrescimento economico della città sia venuto dal “regolare servizio di diligenza con la capitale”, quindi con Napoli. Alla fine del ‘700, l’intera rete viaria maggiore del regno napoletano non superava i 650 chilometri e nel periodo francese il sistema di collegamenti da Napoli si diramava secondo quattro direttrici: la strada di Roma, la strada di Puglia, la strada delle Calabrie e, appunto, quella degli Abruzzi, che collegava tutte le province a settentrione delle “Due Sicilie”. Di una specie di catalogazione dei punti di sosta Di Benedetto riferisce riprendendo il “Viaggio” di Lear. E all’epoca del Lear si incrociavano a Sulmona i contatti tra la linea per Napoli e quella del “corso di posta” diretto da Sulmona fino a San Benedetto del Tronto, “cioè oltre i confini, nello Stato della Chiesa”.
Tuttora rappresenta il più breve e veloce collegamento tra la Campania e le Marche, cioè tra le zone più produttive in un segmento centrale della Penisola. Non se ne può fare a meno, neanche quando d’inverno è battuta da bufere siberiane. Si raccontano avventure da tregenda nelle notti animate dai mulinelli di neve e dagli ululati dei lupi; eppure continua ad essere preferita nella mappa degli spostamenti delle merci, con i containers appena sbarcati dal porto di Napoli oppure, anche, con i carri bestiame che proseguono, sotto altra forma, la tradizione della transumanza.






