UNA RICORRENZA VISTA CON LA PENNA DI OVIDIO

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Il Vate sulmonese aveva un repertorio molto vario per festeggiare le ricorrenze sentimentali. Lo selezionava continuamente, soprattutto negli anni del trionfo stilistico e della sicurezza del proprio destino. Ne ha lasciato molte, significative testimonianze. Fanno al caso

della Festa di San Valentino, che ovviamente era del tutto sconosciuta nella Romanità, ma che sembra fatta apposta per queste massime e per queste regole. Probabilmente per aver scritto così, con apparente frivolezza, ma con grande introspezione psicologica, Ovidio fu apprezzato molto dai posteri, più per le sue opere amorose che per quelle classiche. I suoi veri “Fasti” sembrano essere le celebrazioni degli affetti.

Eccone una antologia, senza pretese di completezza.

Bisogna far sì che chi ama non si senta mai sicuro nel suo amore per mancanza di rivali: senza sospetti e gelosie l’amore non dura a lungo.

L’amore ha più fiele che miele.

Amore e tosse non si possono nascondere.

E mi stupisco se non è questo, quello che si chiama Amore.

Quando il cuore è colmo d’ogni gioia e non lo stringe dolore alcuno, s’apre per se solo: Venere in lui s’insinua dolcemente.

L’amore è cosa piena di ansioso timore.

Se togli la lotta, l’amore non dura.

Un amante crede tutto quello che teme.

Se vuoi essere amato, sii amabile.

Non posso vivere sia con te che senza di te.

Che una bella donna conceda o neghi i suoi favori, le piace sempre che le vengano chiesti.

Nell’amore non bisogna mai affrettare il piacere.

Amore è credula creatura.

Odierò, se potrò, altrimenti amerò, controvoglia.

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