NULLA DIES SINE LINEA: UN PRECETTO ANTICO PER IL LICEO INTITOLATO AL GRANDE SULMONESE

873

10 GENNAIO 2010 – “Questo e quello” del prof. Nicola Auciello (nella foto del titolo)  è un lungo, intimo racconto di cose straordinarie e minute. Il metodo è quello della annotazione giorno per giorno, talvolta concisa, talaltra più indugiante, ma in ogni caso sviluppata con una grande attenzione allo stile, sebbene in diversi punti si avverta una manifesta trasgressione dal “conforme”. “Nulla dies sine linea” è il titolo di uno dei capitoli “ed io approvo completamente questa specie di regola monastica, se è lecito pronunciarsi a chi arriva buon ultimo, scalzo e intimorito all’ombra di Cicerone e di Borges” aggiunge Auciello, che evidentemente questo monito lo apprese dal suo professore di lettere al Ginnasio-Liceo “Ovidio”, Aldo Del Signore, paziente assertore di una tecnica della confessione letteraria importante perché poneva al centro di tutto l’allievo. Ora il prof. Nicola Auciello è Ordinario di Storia della Filosofia moderna all’Università di Salerno e nell’anno appena concluso ha dato alle stampe il percorso delle sue riflessioni, accattivante per l’immediatezza che consente di stabilire con l’animo dell’autore.

Egli si definisce “uomo di mezzo”, niente di più di un essere “posto tra chi l’ha preceduto e chi lo seguirà. Un’inezia, si direbbe; da che mondo è mondo”; ed il guaio è che in quel mezzo c’è la persona, l’individuo oseremmo chiamarlo se non entrassimo nell’aiuola complessa cresciuta nel Novecento su questo concetto, comunque “ciondolante  come un travicello  di legno appeso ad una fune”, “come un omino nudo piantato al centro di una lacuna vasta e persistente che gli corre intorno”. Un uomo che ha molte aspettative e che ad un certo punto deve confessare il proprio sgomento, come quello descritto da Giuseppe Capograssi nella “Introduzione alla vita etica”, ma con approdi che per Auciello sono affatto diversi.

Scrutammo Nicola Auciello quando, dal ’70 al ’75, era consigliere comunale a Sulmona e dobbiamo dire che lo scrittore di “Questo e quello” è proprio il personaggio che traspariva dai suoi interventi, dal suo impegno, dal suo rigore; certamente la forza rinascente del partito che lo avvinse con quelle “idee saldate a muscoli e nervi come pelle cotta al sole” che egli oggi contrappone  alle “idee che si posano su un uomo come nevischio di forfora: un buon colpo di spazzola, a volte due, e via, sparite senza rumore”. “Perciò, consultando la mia esperienza, direi che per prima cosa occorre dare un calcio come si conviene alla smania di confutare  e di persuadere (qui vale meno di un fico secco). E poi, con cura e a tempo debito, bisogna disporsi a rimaneggiare per proprio conto l’idea di un altro. Piegandola, comprimendola ora di qua ora di là, pungendola, tagliuzzandola se occorre come una cavia, prelevandone parti e organi da buoni empirici: prenderla, insomma, per come conviene a se stessi, assimilando quanto permette la propria misura e rifiutandone senza esitazione tutto il resto (…)”, “con pazienza, poco alla volta, dando tempo a che la provvisoria vicinanza sappia anche di una certa confidenza con quella vita, qualcosa si riesce ad ottenere”.

Conoscere le vite degli altri, operare finanche delle metamorfosi che consentano di entrare nelle vite degli altri è un altro imperativo con il quale il prof. Auciello si è dovuto misurare e che ha profondamente caratterizzato il suo essere sociale. Anche attraverso questa tensione egli ha sperimentato il contenuto dell’amicizia, della quale fornisce una descrizione molto incisiva e lo fa a proposito dell’atteggiamento verso la “piega maestra” di ognuno di noi: “Un amico ti aiuta a scoprirla quella piega, dà una mano a cavarla fuori, a ripulirla di impurità e di asprezze che non gli sembrano dovute, a sgombrarle il cammino che i suoi stessi passi sembrano invocare. La solleva, la saggia  in più modi, ora la lascia com’è ora la invita ad un’andatura diversa da quella che vede. (…) Nulla volendo mutare in te, un amico ti sollecita semplicemente a diventare ciò che sei. Un rimprovero, un avvertimento delicato, un modesto consiglio intorno a faccende modeste, persino un’obiezione risoluta per cose di maggior conto, sono colpi generosi di scalpello. In vista della forma che suppongono in te, tolgono. Puoi sentire dolore a volte, ma è il bel dolore di chi cresce”. C’è anche molta poesia, come si può vedere, in chi rispetta il precetto: “Non far passare giorno senza scrivere due o tre righe…” che “è regola davvero monastica, dunque, adatta a uomini i cui giorni sono slegati, individui loro malgrado i quali sperimentano sulla propria pelle cosa vuol dire, prima e dopo tutto il resto, avere un’anima”

Nicola Auciello QUESTO E QUELLO, Albatros Il Filo, Roma, 2009, pag. 440, € 19,00.

Please follow and like us: