
Un viadotto della Fondovalle Sangro come è rimasto dagli anni Settanta
UNA SEMPLICE ANALISI DEI DIROTTAMENTI DI FONDI DA DECINE DI OPERE PUBBLICHE AI VIADOTTI AUTOSTRADALI
10 OTTOBRE 2018 – Che rischi di essere de-finanziata la “Fondovalle Sangro” è notizia che da sola merita un brindisi; che poi lo storno o solo il posticipo del finanziamento dipenda dalla necessità di finanziare i lavori di rafforzamento dei viadotti lungo la autostrada A25 è l’altra faccia della medaglia, eccezionalmente confermativa della prima faccia di una medaglia che in sé può essere intitolata “Dio esiste”.
Lo scempio di un’opera pubblica che avrebbe affiancato e non completato un’altra opera pubblica, abbandonata per difficoltà tecniche in una zona franosa e infida sotto il profilo geologico, è stato già su queste colonne ampiamente descritto per necessitare di un’altra spiegazione.
Adesso occorre dare uno sguardo a tutte le altre opere previste con i “Masterplan” focosamente sostenuti da D’Alfonso e dal suo assessore in giunta regionale Gerosolimo. Oltre alla “Fondovalle” con una prima trance di 78 milioni, avrebbero beneficiato dei fondi europei l’”impianto irriguo del Fucino” per 50 milioni, il porto di Ortona per 40,5 milioni, la valorizzazione dell’ex manicomio di Teramo per 30 milioni, il completamento dei percorsi ciclabili costa-collina-entroterra Aterno per 19,7 milioni, la pista e il tunnel pedonale dell’aeroporto di Pescara per 18,3 milioni, la deviazione del porto canale di Pescara per 15 milioni, il bacino sciistico Ovindoli Magnolia Campo Felice per 10 milioni, la funicolare di Chieti (dal campus universitario/ospedale al centro storico) per 13 milioni.
E sono fonti verificate quelle che riportano un altro elenco di opere sempre in attesa di essere appaltate e sotto altro aspetto ricollegabili ai Masterplan. Si va da Lanciano (per la contrada Santa Giusta) a Collelongo, a Torino di Sangro, a Rapino, a Guilmi, aielli, Picciano, Brittoli, Fara Filiorum Petri, Bomba, Giuliano Teatino, Gamberale, Francavilla al mare, Guardiagrele, Mosciano Sant’Angelo, Colledimezzo, Fresagrandinara, Avezzano, Perano, Bucchianico, Quadri, Gioia dei Marsi, Spoltore, Castiglione a Casauria, Lettopalena, Castilenti.
Al lettore, anche ad un lettore superficiale, non sfugge che né nel primo elenco, né nel secondo, figura un’opera che sia unica che riguardi il circondario di Sulmona. Sulmona compare solo per “potenziamento sistema depuratori”, ma deve dividersi questo finanziamento di 11 milioni con Vasto, Casoli, Avezzano e Teramo.
Quando si dice scoprire gli altarini… La brutta notizia del deterioramento (colpevole) dei viadotti autostradali è servita a confermare che una faccia di bronzo politico come D’Alfonso ed un’altra faccia di bronzo politico come Andrea Gerosolimo hanno fatto del centro-Abruzzo la terra di nessuno, che niente perde dal dirottamento dei fondi sull’autostrada perché niente aveva; anzi, può auspicare il dirottamente perché almeno servirà a buttare un po’ di cemento e di ferro nei viadotti che altrimenti erano abbandonati al loro destino.
C’è da dire solo di vergognarsi a questi come a tutti gli altri componenti della giunta regionale; ma anche ai pagliacci dell’opposizione che hanno fatto finta di contrastare un andamento predatorio degli ambiti meglio rappresentati ed hanno concorso alla spartizione dei fondi. Come non ravvisare un disegno di depauperamento del centro-Abruzzo nella sistematica azione di dirottamento dei fondi intrapresa e condotta con testardaggine da Luciano D’Alfonso, scampato ad una vera aggressione all’uscita dall’aula consiliare di Via Mazara dove si sentiva protetto da un’alta figura istituzionale? Quanti traditori, oltre a Bruno Di Masci (v. “Anche il Socrate peligno tiene famiglia”), ha questa città? Dove stanno quando non si tratta di chiedere voti in prossimità delle elezioni e compilano gli elenchi dei finanziamenti ? E pensano che tutti si possa risolvere con un gruzzolo per l’Abbazia celestiniana o con qualche centinaia di migliaia di euro per scansionare fascicoli vecchi, destinati all’archivio in tribunale? Non ci voleva, per loro, il crollo del ponte di Genova, con i connessi interrogativi sui viadotti abruzzesi e i necessari, auspicabili e indilazionabili dirottamenti da piste ciclabili, impianti sciistici ed altre fanfaluche verso gli indispensabili rifacimenti dei viadotti sui quali passa la sopravvivenza dell’Abruzzo.






