AGGRAPPATI ALLE POLTRONE DI CONSIGLIERI DI MASCI, BIANCHI E ALTRI CHE NON VOGLIONO LA CRISI – E SI RIPARLA DI GIUNTA DI SALUTA PUBBLICA
19 FEBBRAIO 2019 – Coloro che hanno sana e robusta costituzione fisica possono presentarsi per fare gli assessori. Potrebbe essere questo il bando per ricomporre una giunta, che sarebbe voluta in nome della “salute pubblica” per evitare lo scioglimento del Consiglio comunale e per evitare l’abbinamento delle elezioni comunali con quelle europee. Personaggi di varia levatura si sono sottoposti alle forche caudine della nomina ad assessore e della revoca nel giro di pochi mesi; si può dire che l’amministrazione guidata da Annamaria Casini abbia fatto un uso smodato del rimpasto di giunta, senza motivi e senza prospettive di “nuovo corso”. Vella, Iommi, Angelone sono i casi più eclatanti, ma non gli unici. Oggi alla giunta di “salute pubblica” dovrebbero far parte tutti, tranne forse Elisabetta Bianchi.
Alcuni sono dei pollastri perché credono effettivamente al valore salvifico dell’ammucchiata, come se Sulmona non potesse fare a meno di una giunta purchè sia. Altri sanno di non essere rieletti, almeno se si andasse alle elezioni ora. Altri hanno sempre questo problema di sistemare il figlio e sono disposti a collaborare con Gerosolimo pure se in Piazza XX Settembre hanno spergiurato che non è per un fine personale che sarebbero andati in Comune e che Gerosolimo era uno degli impresentabili, uno con il quale non si potevano fare patti.
“Quando sento parlare di cultura metto mano alla pistola” diceva qualcuno. Quando sentiamo parlare di “giunta di salute pubblica” sentiamo sempre odore di inciucio per scopi personalissimi; oppure per recuperare su disastri provocati dalla stessa propria strategia politica miope, stanca e mal calibrata, come accadde per Franco La Civita nel 2015, al Cinema Pacifico, quando non aveva ancora smaltito la seconda fregatura rimediata da Gerosolimo (la prima era stata quando lo disarcionò da sindaco nella grigia seconda esperienza) e ci voleva tutti nemici di costui senza mai esserne stati amici.
Così, a quattro giorni dal termine ultimo per disarcionare Anna Maria Casini e sperare nell’election day di maggio per le Europee, i primi a conservarla a cavallo sono quelli che hanno ricevuto i voti per fare opposizione, come Di Masci e Bianchi, oppure quelli che, pur avendola sostenuta nella campagna elettorale, se ne sono allontanati perché disgustati (Tirabassi e Iommi). Per tutti c’è la paura che fa novanta: la Lega che, per quanto connotata da populismo vero (con le sparate del Cazzaro Verde, come lo chiama Travaglio), è riuscita a radicarsi in un territorio colpevolmente lasciato in balìa di se stesso dai grillini, che non sono riusciti a piazzare una loro lista in due turni amministrativi consecutivi.
Votare a maggio per il Comune significherebbe consegnare la città ai leghisti. Non è una bella prospettiva per noi che amiamo l’Italia e non i mangiapolenta del Nord, fino a ieri tifosi dell’Etna che copriva di lava le terre sud…ice; ma è una prospettiva assai peggiore per quanti, come i predetti, votati dai sulmonesi per fare opposizione, sanno di essere giunti a scadenza e verrebbero mandati a casa dagli elettori in anticipo sui cinque anni previsti, cioè prima dell’assunzione dei figli.






