VERSO IL CENTENARIO DELLA “BANCA DI PRATOLA” – DOVREBBE PARLARE CHI METTE PIU’ SOLDI

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26 LUGLIO 2019 – In una assemblea della Banca di Credito Cooperativo nella “Multisala Igioland” chiese di parlare persona del tutto sconosciuta a Pratola, ma non per questo non accolta con gentilezza. Tra le lunghe file di poltrone da cinefili, tra le “slide” che promuovevano prodotti e nuove filiali della banca, i soci si apparecchiavano a sentire qualche proposta che sempre può venire dal vicino di casa, soprattutto se poco conosciuto e quindi ancora incontaminato da tutta la tematica delle gelosie, delle piccole ritorsioni, dell’ostracismo.

Passava anche per imprenditore e questo non guastava, visto che da diversi anni, ormai, la compagine sociale della banca non era più appannaggio solo di agricoltori e artigiani, come aveva prescritto lo statuto fin dalla fondazione. Il discorso, anziché sulle strategie di collaborazione tra Pratola e Sulmona e sulla necessità che tutti sentissero quella banca come l’unica del territorio, cioè come il punto di riferimento per le operazioni piccole e grandi che possono e debbono riguardare artigiani e professionisti, dipendenti pubblici e capitalisti, si incentrò sul passato ancor più sconosciuto dell’oratore. Questi maltrattò seriamente le doti di pazienza riconosciute ai pratolani, che verso Sulmona, almeno per i primi quindici minuti, hanno una predisposizione particolare: non vogliamo dire che abbiano deferenza, ma palpabile gentilezza questo sì. Un po’ per la Storia, un po’ per l’Arte, è difficile che non trovi un pratolano che ti stia a sentire quando approcci temi sui quali non si sente altrettanto erede di monumenti e storie. Magari non devi metterla proprio sulla autocelebrazione, quasi a dire che puoi dare lezioni sul punto della Storia e dell’Arte; insomma, non bisogna rimarcare il vantaggio, che oltre tutto non è proprio tuo, ma di chi a Sulmona visse ormai diversi secoli fa.

Mai si sarebbe dovuto avventurare, l’ospite, nel ripercorrere con toni enfatici le gestae dei suoi maiores; e invece pestò i maroni dei presenti con la storia dello zio direttore di banca a Chieti, uno di quelli che non si ritrovano tutti i giorni; di quelli che quando entravano in banca tutti si alzavano e che poteva, con un semplice assenso, decidere le vite di questi e questi altri. Finita la narrazione di ambienti e personaggi da Mary Poppins, il silenzio invase la multisala e pesò molto più di plateali fischi. Non per essere venali e senza voler passare per gretti utilitaristi, in molti si chiesero quanti mai soldi avesse depositati nella BCC per poter parlare con tale familiarità e con la confidenza di chi si mette a raccontare le storie di famiglia.

E’ tipico di un pratolano chiedere a chi si propone con grande complicità quante volte mai si siano mangiati insieme i fagioli; ma in questo caso sarebbe stato sufficiente, per non raggelare la sala con quel silenzio di chiusura, quanti conti correnti fossero stati accesi presso la BCC, con quali saldi attivi; per essere più precisi, quanti contratti di gestione del risparmio fossero stati stipulati con la BCC e quante assicurazioni. Insomma: quanto si fosse lavorato con una banca che trova la sua ricchezza solo nel territorio nel quale opera.

Il futuro di una banca che non serve più a sostenere solo la mutualità è legato ormai anche all’apporto che i soci sanno dare per incrementarne i “fondamentali”, cioè i numeri con i quali si presenta a Banca d’Italia per dimostrare la sua salute e il suo rafforzamento. La mutualità, in una compagine che sfiora i duemila soci, è più un concetto che una pratica quotidiana. Allora è necessario vedere quanto i soci credano nella propria banca e quanto vogliano rischiare depositando i loro risparmi in quelle casse, anche nella speranza che una piccola parte vada a chi sa usare il denaro per costruire ricchezza sul territorio. Solo così la Banca di Pratola (che è di tutto il centro-Abruzzo) può prepararsi per il nuovo centenario, che è fatto, come in tutte le banche, di concreti conti, di piccoli e grandi depositi e quasi per niente di chiacchiere e rimembranze.

Nella foto del titolo un lampione dell’impianto di illuminazione in Piazza Garibaldi a Pratola, ultima opera di interesse collettivo con il marchio “Cassa Rurale”

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