SCONCERTANTE ASSIST DELLA UIL MENTRE NEL CARCERE IMPERVERSA IL PUZZO DEL COGE
16 SETTEMBRE 2019 – Il sindacalista UIL Dario Nardella sottolinea l’importanza che si realizzi la piena digitalizzazione del tribunale di Sulmona perché anche questo può significare il suo salvataggio. Ringrazia Andrea Gerosolimo, che definisce il “mentore” del progetto e ringrazia il presidente del tribunale Giorgio Di Benedetto.
Mentre gli agenti che Nardella dovrebbe rappresentare sono costretti, nel penitenziario di Sulmona, a respirare l’aria putrefatta dai rifiuti di Noce Mattei, cioè del Cogesa amministrato per interposta persona da Andrea Gerosolimo, Nardella elogia Gerosolimo. E dunque se ne infischia delle condizioni di lavoro degli agenti che dovrebbe rappresentare. Qualcosa non quadra nel sistema della rappresentanza; e bisognerebbe chiederlo agli agenti di polizia penitenziaria, soprattutto a quelli che hanno votato per la UIL di Nardella; ma in genere a tutti quanti quelli che lavorano nel penitenziario e che non possono neppure formulare una sottoscrizione, che peraltro è consentita ai detenuti, senza correre il rischio di essere sottoposti a procedimento disciplinare.
Mentre il Nardella filo-gerosolimiano si produceva nel doppio salto carpiato per inginocchiarsi con quella definizione di “mentore” per il Gerosolimo che, per interposto amministratore, appesta le Marane e il carcere, il Nardella sindacalista taceva su una notizia che riguardava proprio l’ambiente di lavoro degli agenti, riportata con ampio risalto da “Il Messaggero” con una locandina in Piazza XX Settembre, e sui siti del “Germe” e del “Vaschione”. Proprio su queste colonne viene riferita la condizione di assurda sottoposizione dei detenuti ad una sostanziale tortura, consistente nel dover respirare i miasmi nauseabondi prodotti dal COGESA; ci saremmo aspettati che analogo discorso proponesse, nelle stesse ore e nello stesso contesto, il Nardella che invece è tutto preso dal Tribunale. Strano, in effetti, perché per ogni torto che un agente subisce nel carcere Nardella evidenzia giustamente il disagio degli agenti nel lavorare in un carcere superaffollato; anzi diciamo che, quali fruitori dei mezzi di comunicazione meglio informati del nostro, siamo raggiunti prima dalla giusta reazione del Nardella che dalla notizia stessa dell’incidente o dell’intollerabile livello di stress che gli agenti debbono affrontare quotidianamente. Adesso la puzza che investe i detenuti, secondo Nardella, lascia indenni gli agenti? Oppure Nardella ha una diversa gerarchia delle tutele e, quando il disagio viene dal COGESA, fa una parola di meno? E chi seguita a votarla questa UIL così stranamente rappresentata in carcere?






